domenica 16 agosto 2009

DEMOCRAZIA ITALIANA


Quando sento parlare gli uomini della Lega Nord ho un brivido che mi percuote la schiena, sembra di sentire i più biechi comunisti europei del ‘800 ed il grido via la bandiera è uno di questi, cioè l’annullamento della nazione simbolo di divisione dei popoli, in questo caso interni come vedremo di seguito, tra nord e sud.
Come si può pensare ad un unità nazionale senza bandiera, che compete insieme alle altre nazioni europee all’unità comunitaria, alla sua stabilità politica ed economica? Al momento attuale abbiamo al governo dei liberali rappresentati dal Pdl e dei federalisti rappresentati dalla Lega Nord che poco hanno politicamente in comune se non la volontà di alleanza politica contro la sinistra, ormai in brandelli e del tutto da riformare per causa proprio di quell’attaccamento al comunismo dell’800 già criticato da Mazzini all’epoca. Qui il problema è capire come due forze così differenti possano rimanere coalizzate a lungo al governo, avendo obiettivi differenti e divergenti, gli uni contano nell’unità nazionale garanzia di crescita economica e di stabilità politica, gli altri in un federalismo sinonimo di instabilità politica interna e garanzia economica solo territoriale -e se poi duratura questo ora non si sa-.
A poco più di un anno dall’insediamento dell’ attuale governo presieduto da Berlusconi le forze in maggioranza al parlamento hanno dato segni visibili di insofferenza gli uni verso gli altri. Il Pdl dal canto suo tenta di calmierare egli animi essendo il suo partito un neonato derivante dalla fusione, ancora non ben riuscita e chissà se lo sarà, di due gruppi di centro destra. La Lega ha così potuto usufruire di questa particolare condizione politica favorendosi così un indiscussa predominanza su alcuni argomenti cari ai cittadini, dall’immigrazione alla lotta, per così dire di popolo, contro “Roma ladrona” - ma Berlusconi non era contro i comunisti?-ottenendo molti più voti all’elezioni europee del 2009 rispetto alla passate politiche del 2008 e conquistando l’elettorato nazionale in tutte le zone del nord Italia. Chi votava per la sinistra, si intenda quella più moderata, ha votato ed in taluni casi si è iscritto al partito, per la Lega. Tutto questo a svantaggio del cittadino, e non solo del sud, ma anche del nord.
Il perché è semplice, se una forza di governo minoritaria, parliamo di un 10 per cento a scala nazionale ,non è rappresentativa del sentire comune ma solo di una parte dell’elettorato, ha possibilità di influenzare in maniera così notevole le azioni di governo per le motivazioni appena elencate di stabilità del Pdl, dov’è allora in questo caso la democrazia rappresentativa? Berlusconi con i liberali non si è fatto paladino della lotta ai comunisti colpevoli del fatto di volere una democrazia imposta dall’alto, da un elite? È proprio vero allora che qui si fanno gli interessi di taluni, camuffandoli per gli interessi della nazione, la sinistra in Italia non ha poi tutti i torti ad accusa il governo di favorire interessi partitici e non dei suoi elettori.
E chi l’ha detto poi che io, abitante del nord Italia, sia un padano? A me questa definizione non piace ed essere messo tra quelli che si identificano padani non mi va, io sono italiano, per quel poco che di Italia sia presente nel nostro ordinamento, sono europeo e non sono un padano. Mi sorge il dubbio che se i padani della Lega hanno questioni irrisolte di vivibilità con il sud ed i suoi connazionali chissà cosa pensano, ma non dicono, degli altri colleghi europei, che padani non sono e quali saranno le loro politiche comunitarie future.
Se si trattava di un lotta identitaria bastava dirlo subito, senza passare dal governo per poi volerlo impoverire dei suo potere, a questo punto mi sembra che la Lega nNord sia una forza socialista che si rifà a ideologie d’annata in cui si richiedeva “tutto al popolo”, e mi pare che a questo punto non ci siano obbiezioni di sorta quando questi urlano, “il nord al popolo padano” che tradotto sarebbe “tutto, il nord, al popolo”. Ma io ripeto non ci sto, non sono e non mi definisco un padano, tutt’al più un abitante, se mi si vuole dare una collocazione geografica, della pianura padana e questo è inconfutabile, ma non si confonda la mia persona, il mio essere qui, con una condizione identitaria che lo ripeto, non condivido.
A questo punto si conferma la mia opinione, che ora mai non è solo più opinione, che il centro destra non esista, che esista solo una destra, la nostra. Perché questo, perché come uomo di destra non mi sento tutelato, ne dai liberali, che si definiscono di centro destra, ne dai federalisti o meglio secessionisti, che minano alla mia identità nazionale e violentano il mio principio democratico e costituzionale di professare la mia fede politica e le mie idee senza essere accusato di complotto ai danni dello stato con una politica assistenzialista. Questo quando mai, io sono per una politica si assistenziale, come prevede la nostra Costituzione, ma sono altre si favorevole all’applicazione della legge nei casi di favoritismi che rendono squilibrato il sistema italiano, contro ogni forma di abuso.
Abbiamo al governo un movimento liberale sorretto da un elettorato che , vuoi grazie alla televisione ed alla sempre più scarsa informazione e capacità dei media di far ragionare le persone, è popolare, cioè piena espressione della volontà del popolo- espressione di cosa poi non si sa- e dei secessionisti che sono sorretti da un elettorato ancora più popolare del primo, addirittura territoriale, come se le problematiche di casa nostra dovessero occupare pienamente il governo, e le provincie, le regioni allora? Dove le mettiamo? Non sono loro a doversi occupare del territorio in cui operano? Purtroppo no, le regioni e le provincie sono sempre più il banco di prova dei partiti, e quando una forza partitica si istaura in uno di questi ordinamenti lavora per far si che in suo partito raggiunga ancora più consensi e si stabilisca il più possibile in tutte le istituzioni presenti in quel territorio, dalle scuole agli ospedali, alle altre amministrazioni pubbliche, per la legge del consenso. E la gente è convinta che viviamo in democrazia, qui la democrazia si ferma al punto di partenza, l’unica cosa che e democratico in Italia è il suffragio universale e basta. Nemmeno nell’elezione dei nostri rappresentati possiamo più decidere chi ci rappresenti, al parlamento si eleggono i capolista e sono state eliminate le preferenze. Quindi dov’è la democrazia se a decidere sono i partiti? Questa è una partitocrazia assolutistica che regna con la legge dei consensi e punisce i suoi stessi dirigenti politici laddove la linea del partito non sia seguita alla lettera. Dalle alleanze scomode alla rinuncia dei propri principi, così è se vi pare. Ma vi sembra giusto?


Antonio Zucco

1 commento:

  1. sono d'accordo con quello che scrivi sul governo italiano, d'accordissimo. pur non condividendo le tue idee politiche. non mi identifico in nessuna forma politica perchè per me la politica deve essere prima di tutto morale politica. attualmente in italia, non vi sono politici al governo, ma solo uomini d'affari (non del tutto leciti, oltretutto).
    quanto alla lega e al suo male, finirà per pilotare verso il nord tutto quello che potrà garantirgli elettori e consensi. e vedrai che sarà così.
    la cosa che mi angoscia di più e che questi leghisti, all'origine, altro non erano che uno sparuto gruppetto di campanilisti mossi da pregiudizi nei confronti di chi non era come loro. tutto ha un'origine nella storia.
    saluti.

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