E' notizia di questi giorni che il primo semestre del 2009 ha registrato un proliferarsi di nuove imprese,circa trendaduemila, nate grazie a giovani imprenditori con meno di 30 anni che hanno deciso di mettersi in prorio.Nella maggioranza dei casi si tratta di ditte individuali.Le motivazioni di questa crescita esponenziale sono essenzialmente legate alla crisi economica in atto, e alla precarietà dei contratti di lavoro.Riteniamo però che da una situazione di crisi economica che spinge molti giovani a mettersi in proprio,molte volte sotto la minaccia dei datori di lavoro che preferiscono aziende di collaborazione esterne,possa nascere una spinta per l'economia del paese che passi attraverso l'impreditoria giovanile.Chiediamo dunque al Governo di prendere provvedimenti concreti per aiutare queste imprese attraverso la defiscalizzazione totale per i primi anni di vita dell'azienda e attraverso lo stanziamento di fondi per i progetti imprenditoriali meritevoli.In questo senso valutiamo positivamente l'operato del ministro dell'Agricoltura Zaia per aver deciso di mettere a disposizione i terreni coltivabili di propietà del demanio ai giovani imprenditori che vogliono aprire aziende agricole.Chiediamo dunque maggiore aiuto alle piccole medie imprese ma anche un aiuto reale ai lavoratori italiani che dovrà necessariamente passare attraverso il taglio delle imposte sulle buste paga, ad oggi infatti circa il 50% dello stipendio di un operaio viene trattenuto dallo Stato.Una minore pressione fiscale sugli stipendi significherebbe un aiuto concreto a tutte le famiglie italiane e il rilancio dei consumi e dell'economia nazionale mentre le risorse potrebbero essere facilemte reperite tagliando gli enormi sprechi dell'amministrazione pubblica e riducendo gli aiuti alle grandi imprese e alle lobby bancarie.Dopo un estate di nani e ballerine chiediamo risposte concrete a questo Governo vista la sitauzione di grave crisi che imperversa il paese.
Segretario Nazionale Gioventù Italiana
Luca Lorenzi
domenica 30 agosto 2009
domenica 23 agosto 2009
MERCATO DEL LAVORO, LA SCHIAVITU' DEL LAVORATORE

Mercato del lavoro. Nessuna espressione rende meglio l’alienazione che ha travolto l’uomo negli ultimi anni, negandogli persino l’umanità. Come tanti, uguali ed insignificanti prodotti da vendere, i lavoratori sono piegati alla legge della concorrenza, che inevitabilmente premia il prezzo più basso. Se la Costituzione si preoccupa di stabilire che la retribuzione debba consentire una vita dignitosa, sembra che tale precetto possa essere tranquillamente inadempiuto. Forse no. Probabilmente la coerenza col dettato costituzionale risiede nella metamorfosi che ha reso l’uomo un oggetto. Senza una vita. Privo di dignità. Così la questione non si pone ed i problemi sono altri: il PIL, la crescita, il profitto. Questi i parametri da considerare, basta. Non la singola ed irripetibile esistenza di una PERSONA.
Siamo ormai trasparenti, senza carne, né ossa. A nessuno importa dell’altro, anche quando la fratellanza servirebbe a contraddire la prepotente menzogna del sistema. Invece ci comportiamo secondo come ci vogliono. Ingranaggi, freddi bulloni. Ciechi e sordi. Siamo una colossale catena di montaggio di sconosciuti. Soli, distratti, apatici, eseguiamo il miserevole compitino quotidiano che ci è stato assegnato, senza sgarrare. Tanti piccoli kapò pronti a denunciare le lacune dell’altro, tanto pronti a sputare in alto, quanto incapaci di guardarci intorno. Utilizziamo parole senza toccarne il significato, attenti a schivarlo. Parliamo di libertà, ma siamo oggetti.
Gli oggetti non sono liberi. Sono merce di scambio. Passiva. Da mercato. Non è possibile ignorare il disagio e far finta di nulla. Arriverà il giorno in cui le tante piccole crepe faranno cadere il muro. In quel momento il lavoratore diverrà soggetto, smettendo di essere schiavo.
Antonio Del Prete
Siamo ormai trasparenti, senza carne, né ossa. A nessuno importa dell’altro, anche quando la fratellanza servirebbe a contraddire la prepotente menzogna del sistema. Invece ci comportiamo secondo come ci vogliono. Ingranaggi, freddi bulloni. Ciechi e sordi. Siamo una colossale catena di montaggio di sconosciuti. Soli, distratti, apatici, eseguiamo il miserevole compitino quotidiano che ci è stato assegnato, senza sgarrare. Tanti piccoli kapò pronti a denunciare le lacune dell’altro, tanto pronti a sputare in alto, quanto incapaci di guardarci intorno. Utilizziamo parole senza toccarne il significato, attenti a schivarlo. Parliamo di libertà, ma siamo oggetti.
Gli oggetti non sono liberi. Sono merce di scambio. Passiva. Da mercato. Non è possibile ignorare il disagio e far finta di nulla. Arriverà il giorno in cui le tante piccole crepe faranno cadere il muro. In quel momento il lavoratore diverrà soggetto, smettendo di essere schiavo.
Antonio Del Prete
domenica 16 agosto 2009
DEMOCRAZIA ITALIANA

Quando sento parlare gli uomini della Lega Nord ho un brivido che mi percuote la schiena, sembra di sentire i più biechi comunisti europei del ‘800 ed il grido via la bandiera è uno di questi, cioè l’annullamento della nazione simbolo di divisione dei popoli, in questo caso interni come vedremo di seguito, tra nord e sud.
Come si può pensare ad un unità nazionale senza bandiera, che compete insieme alle altre nazioni europee all’unità comunitaria, alla sua stabilità politica ed economica? Al momento attuale abbiamo al governo dei liberali rappresentati dal Pdl e dei federalisti rappresentati dalla Lega Nord che poco hanno politicamente in comune se non la volontà di alleanza politica contro la sinistra, ormai in brandelli e del tutto da riformare per causa proprio di quell’attaccamento al comunismo dell’800 già criticato da Mazzini all’epoca. Qui il problema è capire come due forze così differenti possano rimanere coalizzate a lungo al governo, avendo obiettivi differenti e divergenti, gli uni contano nell’unità nazionale garanzia di crescita economica e di stabilità politica, gli altri in un federalismo sinonimo di instabilità politica interna e garanzia economica solo territoriale -e se poi duratura questo ora non si sa-.
A poco più di un anno dall’insediamento dell’ attuale governo presieduto da Berlusconi le forze in maggioranza al parlamento hanno dato segni visibili di insofferenza gli uni verso gli altri. Il Pdl dal canto suo tenta di calmierare egli animi essendo il suo partito un neonato derivante dalla fusione, ancora non ben riuscita e chissà se lo sarà, di due gruppi di centro destra. La Lega ha così potuto usufruire di questa particolare condizione politica favorendosi così un indiscussa predominanza su alcuni argomenti cari ai cittadini, dall’immigrazione alla lotta, per così dire di popolo, contro “Roma ladrona” - ma Berlusconi non era contro i comunisti?-ottenendo molti più voti all’elezioni europee del 2009 rispetto alla passate politiche del 2008 e conquistando l’elettorato nazionale in tutte le zone del nord Italia. Chi votava per la sinistra, si intenda quella più moderata, ha votato ed in taluni casi si è iscritto al partito, per la Lega. Tutto questo a svantaggio del cittadino, e non solo del sud, ma anche del nord.
Il perché è semplice, se una forza di governo minoritaria, parliamo di un 10 per cento a scala nazionale ,non è rappresentativa del sentire comune ma solo di una parte dell’elettorato, ha possibilità di influenzare in maniera così notevole le azioni di governo per le motivazioni appena elencate di stabilità del Pdl, dov’è allora in questo caso la democrazia rappresentativa? Berlusconi con i liberali non si è fatto paladino della lotta ai comunisti colpevoli del fatto di volere una democrazia imposta dall’alto, da un elite? È proprio vero allora che qui si fanno gli interessi di taluni, camuffandoli per gli interessi della nazione, la sinistra in Italia non ha poi tutti i torti ad accusa il governo di favorire interessi partitici e non dei suoi elettori.
E chi l’ha detto poi che io, abitante del nord Italia, sia un padano? A me questa definizione non piace ed essere messo tra quelli che si identificano padani non mi va, io sono italiano, per quel poco che di Italia sia presente nel nostro ordinamento, sono europeo e non sono un padano. Mi sorge il dubbio che se i padani della Lega hanno questioni irrisolte di vivibilità con il sud ed i suoi connazionali chissà cosa pensano, ma non dicono, degli altri colleghi europei, che padani non sono e quali saranno le loro politiche comunitarie future.
Se si trattava di un lotta identitaria bastava dirlo subito, senza passare dal governo per poi volerlo impoverire dei suo potere, a questo punto mi sembra che la Lega nNord sia una forza socialista che si rifà a ideologie d’annata in cui si richiedeva “tutto al popolo”, e mi pare che a questo punto non ci siano obbiezioni di sorta quando questi urlano, “il nord al popolo padano” che tradotto sarebbe “tutto, il nord, al popolo”. Ma io ripeto non ci sto, non sono e non mi definisco un padano, tutt’al più un abitante, se mi si vuole dare una collocazione geografica, della pianura padana e questo è inconfutabile, ma non si confonda la mia persona, il mio essere qui, con una condizione identitaria che lo ripeto, non condivido.
A questo punto si conferma la mia opinione, che ora mai non è solo più opinione, che il centro destra non esista, che esista solo una destra, la nostra. Perché questo, perché come uomo di destra non mi sento tutelato, ne dai liberali, che si definiscono di centro destra, ne dai federalisti o meglio secessionisti, che minano alla mia identità nazionale e violentano il mio principio democratico e costituzionale di professare la mia fede politica e le mie idee senza essere accusato di complotto ai danni dello stato con una politica assistenzialista. Questo quando mai, io sono per una politica si assistenziale, come prevede la nostra Costituzione, ma sono altre si favorevole all’applicazione della legge nei casi di favoritismi che rendono squilibrato il sistema italiano, contro ogni forma di abuso.
Abbiamo al governo un movimento liberale sorretto da un elettorato che , vuoi grazie alla televisione ed alla sempre più scarsa informazione e capacità dei media di far ragionare le persone, è popolare, cioè piena espressione della volontà del popolo- espressione di cosa poi non si sa- e dei secessionisti che sono sorretti da un elettorato ancora più popolare del primo, addirittura territoriale, come se le problematiche di casa nostra dovessero occupare pienamente il governo, e le provincie, le regioni allora? Dove le mettiamo? Non sono loro a doversi occupare del territorio in cui operano? Purtroppo no, le regioni e le provincie sono sempre più il banco di prova dei partiti, e quando una forza partitica si istaura in uno di questi ordinamenti lavora per far si che in suo partito raggiunga ancora più consensi e si stabilisca il più possibile in tutte le istituzioni presenti in quel territorio, dalle scuole agli ospedali, alle altre amministrazioni pubbliche, per la legge del consenso. E la gente è convinta che viviamo in democrazia, qui la democrazia si ferma al punto di partenza, l’unica cosa che e democratico in Italia è il suffragio universale e basta. Nemmeno nell’elezione dei nostri rappresentati possiamo più decidere chi ci rappresenti, al parlamento si eleggono i capolista e sono state eliminate le preferenze. Quindi dov’è la democrazia se a decidere sono i partiti? Questa è una partitocrazia assolutistica che regna con la legge dei consensi e punisce i suoi stessi dirigenti politici laddove la linea del partito non sia seguita alla lettera. Dalle alleanze scomode alla rinuncia dei propri principi, così è se vi pare. Ma vi sembra giusto?
Come si può pensare ad un unità nazionale senza bandiera, che compete insieme alle altre nazioni europee all’unità comunitaria, alla sua stabilità politica ed economica? Al momento attuale abbiamo al governo dei liberali rappresentati dal Pdl e dei federalisti rappresentati dalla Lega Nord che poco hanno politicamente in comune se non la volontà di alleanza politica contro la sinistra, ormai in brandelli e del tutto da riformare per causa proprio di quell’attaccamento al comunismo dell’800 già criticato da Mazzini all’epoca. Qui il problema è capire come due forze così differenti possano rimanere coalizzate a lungo al governo, avendo obiettivi differenti e divergenti, gli uni contano nell’unità nazionale garanzia di crescita economica e di stabilità politica, gli altri in un federalismo sinonimo di instabilità politica interna e garanzia economica solo territoriale -e se poi duratura questo ora non si sa-.
A poco più di un anno dall’insediamento dell’ attuale governo presieduto da Berlusconi le forze in maggioranza al parlamento hanno dato segni visibili di insofferenza gli uni verso gli altri. Il Pdl dal canto suo tenta di calmierare egli animi essendo il suo partito un neonato derivante dalla fusione, ancora non ben riuscita e chissà se lo sarà, di due gruppi di centro destra. La Lega ha così potuto usufruire di questa particolare condizione politica favorendosi così un indiscussa predominanza su alcuni argomenti cari ai cittadini, dall’immigrazione alla lotta, per così dire di popolo, contro “Roma ladrona” - ma Berlusconi non era contro i comunisti?-ottenendo molti più voti all’elezioni europee del 2009 rispetto alla passate politiche del 2008 e conquistando l’elettorato nazionale in tutte le zone del nord Italia. Chi votava per la sinistra, si intenda quella più moderata, ha votato ed in taluni casi si è iscritto al partito, per la Lega. Tutto questo a svantaggio del cittadino, e non solo del sud, ma anche del nord.
Il perché è semplice, se una forza di governo minoritaria, parliamo di un 10 per cento a scala nazionale ,non è rappresentativa del sentire comune ma solo di una parte dell’elettorato, ha possibilità di influenzare in maniera così notevole le azioni di governo per le motivazioni appena elencate di stabilità del Pdl, dov’è allora in questo caso la democrazia rappresentativa? Berlusconi con i liberali non si è fatto paladino della lotta ai comunisti colpevoli del fatto di volere una democrazia imposta dall’alto, da un elite? È proprio vero allora che qui si fanno gli interessi di taluni, camuffandoli per gli interessi della nazione, la sinistra in Italia non ha poi tutti i torti ad accusa il governo di favorire interessi partitici e non dei suoi elettori.
E chi l’ha detto poi che io, abitante del nord Italia, sia un padano? A me questa definizione non piace ed essere messo tra quelli che si identificano padani non mi va, io sono italiano, per quel poco che di Italia sia presente nel nostro ordinamento, sono europeo e non sono un padano. Mi sorge il dubbio che se i padani della Lega hanno questioni irrisolte di vivibilità con il sud ed i suoi connazionali chissà cosa pensano, ma non dicono, degli altri colleghi europei, che padani non sono e quali saranno le loro politiche comunitarie future.
Se si trattava di un lotta identitaria bastava dirlo subito, senza passare dal governo per poi volerlo impoverire dei suo potere, a questo punto mi sembra che la Lega nNord sia una forza socialista che si rifà a ideologie d’annata in cui si richiedeva “tutto al popolo”, e mi pare che a questo punto non ci siano obbiezioni di sorta quando questi urlano, “il nord al popolo padano” che tradotto sarebbe “tutto, il nord, al popolo”. Ma io ripeto non ci sto, non sono e non mi definisco un padano, tutt’al più un abitante, se mi si vuole dare una collocazione geografica, della pianura padana e questo è inconfutabile, ma non si confonda la mia persona, il mio essere qui, con una condizione identitaria che lo ripeto, non condivido.
A questo punto si conferma la mia opinione, che ora mai non è solo più opinione, che il centro destra non esista, che esista solo una destra, la nostra. Perché questo, perché come uomo di destra non mi sento tutelato, ne dai liberali, che si definiscono di centro destra, ne dai federalisti o meglio secessionisti, che minano alla mia identità nazionale e violentano il mio principio democratico e costituzionale di professare la mia fede politica e le mie idee senza essere accusato di complotto ai danni dello stato con una politica assistenzialista. Questo quando mai, io sono per una politica si assistenziale, come prevede la nostra Costituzione, ma sono altre si favorevole all’applicazione della legge nei casi di favoritismi che rendono squilibrato il sistema italiano, contro ogni forma di abuso.
Abbiamo al governo un movimento liberale sorretto da un elettorato che , vuoi grazie alla televisione ed alla sempre più scarsa informazione e capacità dei media di far ragionare le persone, è popolare, cioè piena espressione della volontà del popolo- espressione di cosa poi non si sa- e dei secessionisti che sono sorretti da un elettorato ancora più popolare del primo, addirittura territoriale, come se le problematiche di casa nostra dovessero occupare pienamente il governo, e le provincie, le regioni allora? Dove le mettiamo? Non sono loro a doversi occupare del territorio in cui operano? Purtroppo no, le regioni e le provincie sono sempre più il banco di prova dei partiti, e quando una forza partitica si istaura in uno di questi ordinamenti lavora per far si che in suo partito raggiunga ancora più consensi e si stabilisca il più possibile in tutte le istituzioni presenti in quel territorio, dalle scuole agli ospedali, alle altre amministrazioni pubbliche, per la legge del consenso. E la gente è convinta che viviamo in democrazia, qui la democrazia si ferma al punto di partenza, l’unica cosa che e democratico in Italia è il suffragio universale e basta. Nemmeno nell’elezione dei nostri rappresentati possiamo più decidere chi ci rappresenti, al parlamento si eleggono i capolista e sono state eliminate le preferenze. Quindi dov’è la democrazia se a decidere sono i partiti? Questa è una partitocrazia assolutistica che regna con la legge dei consensi e punisce i suoi stessi dirigenti politici laddove la linea del partito non sia seguita alla lettera. Dalle alleanze scomode alla rinuncia dei propri principi, così è se vi pare. Ma vi sembra giusto?
Antonio Zucco
mercoledì 5 agosto 2009

In varie città è in atto una iniziativa di protesta dei militanti di Gioventù Italiana , movimento giovanile de La Destra, che chiedono il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan: “Il sangue italiano non va versato per una guerra di altri”. Chiediamo che le truppe italiane vengano ritirate dall’Afghanistan visto che le ragioni che consentirono quell’invio di soldati oggi non esistono più. Infatti, non si tratta più di operazioni di pace o di operazioni antiterrorismo, ma si tratta di una vera e propria guerra civile dove l’Italia, di fatto, sostiene una parte belligerante contro l’altra.
Oltretutto le nostre truppe, pur preparate ad azioni di guerra, hanno a disposizione mezzi e addestramenti solo per operazioni di pace. L’Italia non ha interessi nel lontano Afghanistan: qui sono in ballo vantaggi strategici degli Stati Uniti. Perché rischiare la vita dei nostri soldati?. Non ha senso mandare ancora 100 carabinieri - questa è l’ultima pensata del Ministro della Difesa - “per rafforzare la nostra presenza”.
Oltretutto le nostre truppe, pur preparate ad azioni di guerra, hanno a disposizione mezzi e addestramenti solo per operazioni di pace. L’Italia non ha interessi nel lontano Afghanistan: qui sono in ballo vantaggi strategici degli Stati Uniti. Perché rischiare la vita dei nostri soldati?. Non ha senso mandare ancora 100 carabinieri - questa è l’ultima pensata del Ministro della Difesa - “per rafforzare la nostra presenza”.
Alessandro Balocco
Seg. regionale Gioventù Italiana Piemonte
martedì 4 agosto 2009
PIU' CONSULTORI PER I GIOVANI

Da una ricerca commissionata in provincia di Cuneo sul rapporto dei giovani nei confronti della sessualità si denuncia, purtroppo, una realtà dove l’informazione sulle tematiche sessuali è lacunosa. Questo avviene, oltre che per la mancanza di sensibilità nella società, perché le strutture sanitarie preposte per tale compito, informativo e di supporto, sono tutt’ora carenti. Dall’indagine si evince che i ragazzi sono spesso confusi e poco informati sui reali rischi delle malattie sessualmente trasmissibili e sui metodi contraccettivi più idonei da dover utilizzare; cercano sovente informazioni confidandosi con gli amici o navigando su siti internet, con risultati scarsi ed incompleti. Esiste però una struttura che consentirebbe loro una migliore informazione ed un reale supporto ed è il consultorio, che al momento attuale è poco presente nelle nostre Asl, pur essendoci a riguardo una normativa nazionale e regionale che ne prevede la presenza. Il fatto che tali strutture non siano incentivate nella loro realizzazione è un grave danno per la salute dei giovani cuneesi che hanno il diritto di accedere a questi servizi sanitari, a loro indirizzati. Noi di Gioventù Italiana chiediamo agli attuali amministratori della provincia di Cuneo di operarsi in maniera tale da aumentare la presenza dei consultori, strumenti questi di fondamentale importanza per la comunità cuneese.
Antonio Zucco
Segretario di Gioventù Italiana Cuneo
Segretario di Gioventù Italiana Cuneo
sabato 1 agosto 2009
Iscriviti a:
Post (Atom)


