mercoledì 15 dicembre 2010

Ora Fini rassegni le dimissioni. A chiederlo sono i giovani de La Destra

Ora è Fini a non avere più la fiducia. Rassegni le dimissioni e vada in esilio a Montecarlo.
I Giovani de la destra chiedono le dimissioni di Fini.
Ora che l’ombra della crisi si allontana dal Governo del Paese e la fiducia parlamentare assicura una indiscutibile stabilità, è giunto il momento di andare alla resa dei conti. Il Colpo di stato di Fini e della sinistra è venuto meno. I parlamentari hanno votato secondo coscienza, riconfermando la propria fiducia al Presidente del Consiglio e mettendo fuori gioco, di fatto, il Presidente della Camera e i suoi alleati.
A non avere più la maggioranza non è Berlusconi, ma lo stesso Gianfranco Fini, tutt’oggi seconda carica dello stato nonostante non abbia più neppure 1/50 dei voti che lo elessero a ricoprire quel ruolo.
Ora è lui che deve rassegnare le dimissioni se vuole rimanere coerente con il voto parlamentare che tanto ha voluto, firmando quella sfiducia.
Fini ha già una casa di famiglia a Montecalo dove può andare a vivere in esilio come di solito si usare fare con i regnanti senza trono.
On. Buongiono vada pure a dedicarsi alla sua maternità e il socio di Fli, Luca Barbareschi, può tornare a condurre il “grande Bluff”, sicuro che, almeno quelli televisivi, gli riuscivano meglio.

Il Segretario Nazionale di Gioventù Italiana
Gianni Musetti

martedì 14 dicembre 2010

Anche la Tecnimont abbandona Torino, le autorità locali si impegnino a fermare l'esodo delle grandi imprese dalla nostra città!

Gioventù Italiana Torino esprime la propria solidarietà ai 353 lavoratori che la Maire Tecnimont ha ingiustamente deciso di mettere in cassaintegrazione in consuguenza della chiusura della sede di Torino.

Chiediamo anche ai rappresentanti delle istituzioni locali, in particolare al presidente della regione Roberto Cota viste le promesse elettorali di pochi mesi fa, un maggiore impegno nella difesa dei posti di lavoro sul territorio piemontese.

sabato 11 dicembre 2010

Un Arrivederci a Gennaio!

Si è svolto oggi l' ultimo banchetto de "La Destra" e "Gioventù Italiana" ad Asti..
Molto buona l' affluenza della gente e l' interesse dimostrato verso il progetto di "Preferenza Nazionale", che colloca il cittadino Italiano in un posto privilegiato nell' assegnazione di alloggi popolari e nelle graduatorie scolastiche.
Continuano ottimamente, parallelamente alla raccolta firme, le adesioni sia al Partito LD che al Movimento Giovanile!
Colgo l' occasione per salutare e ringraziare tutti coloro che ci hanno dato una mano, sia fisicamente che tramite internet, come la nostra Resp. Disabilità Gabriella Fogli.
E' stato bello e faticoso anche quest' anno, ma vedere tanti ragazzi sacrificare le loro giornate e trovarli in piazza, con un freddo incredibile a lottare per i loro ideali mi inorgoglisce tantissimo.
Si riparte tutti dopo la Befana!
Un Augurio di Buone Feste Natalizie a Tutti.

Il Resp. Provinciale di GI
Mirko Saracco.

lunedì 6 dicembre 2010

Contro le morti bianche, lavoratori a testa alta


 
In occasione del terzo anniversario dalla tragedia dell'acciaieria ThyssenKrupp, Gioventù Italiana Torino intende ricordare i sette operai(Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, osario Rodinò e Giuseppe De Masi) che persero la vita nell'incendio verificatosi all'interno dello stabilimento.
Gioventù Italiana Torino chiede che tale episodio serva da esempio affinchè d'ora in avanti venga adottata, parte della classe dirigente, una nuova politica in cui vengano rispettate le norme necessarie per la sicurezza e la tutela dei lavoratori.
Gioventù Italiana Torino chiede che la magistratura faccia il proprio doverein modo che l'amministratore delegato della ThyssenKrupp, responsabile di quanto accadde tre anni fa nello stabilimento, risponda in sede giudiziaria delle accuse ad egli imputate.
Gioventù Italiana Torino intende anche esprimere la propria solidarietà agli altri trenta operai della ThyssenKrupp che si trovano tuttora in cassaintegrazione e che per inizio 2011 potrebbero trovarsi in mobilità.

sabato 27 novembre 2010

Grande Successo del Banchetto de "LD e GI Asti"


Vi scrivo appena tornato dal Banchetto de La Destra e Gioventù Italiana che si è svolto nella centralissima p.zza Alfieri. Sono rimasto molto colpito dal gran numero di persone che oggi si è avvicinato a noi per firmare la petizione per l' applicazione della preferenza nazionale nell' assegnazione degli alloggi popolari e per dialogare sul panorama politico Italiano. Da ciò, abbiamo dedotto che nell' aria c' è una grande voglia di cambiamento. La gente è insoddisfatta della Politica odierna e in molti stanno trovando ne "La Destra" di Francesco Storace il partito che meglio possa rappresentare i loro bisogni ed ideali. Ci aspetta un lungo e faticoso lavoro, dato che stando scomodi a molti, tendiamo a non trovare spazio sui media nazionali. Ma questo non ci scoraggia, anzi ci spinge a stare a contatto con i cittadini ed a radicare sempre più la nostra presenza sul territorio.

Ricordando a tutti che Sabato 11/12/2010 saremo presenti in P.zza San Secondo, porgo a tutti calorosi Saluti Romani!

Mirko saracco
Responsabile Provinciale GI ASTI

Non vogliamo venditori ambulanti, grazie.

L'incoerenza e la demagogia non hanno spazio nella Carmagnola di Destra.
Questo è il messaggio che ieri Gioventù Italiana Carmagnola e la sezione locale e regionale della Destra hanno voluto far intendere a chi sul nostro territorio intende aprire sempre più la strada alla malattia della falsa retorica degli ambulanti in cerca di troni e poltrone varie.
La manifestazione di ieri ha sottolineato che se questo germe intende diffondersi, per guadagnare anche solo un millimetro dovrà fare i conti con degli anticorpi coerenti e decisi: noi.
A Carmagnola non servono le vuote parole (magari nemmeno scritte in italiano corretto) di gente che fa del trasformismo il suo tratto rilevante.
Non ci servono i seguaci di un uomo che si fa scudo di valori sui quali poi sputa apertamente, mistificandoli o piegandoli per il suo facile comodo.
Non ci servono persone la cui destra "evoluta" è quella col cartello Vendesi appeso al collo.
Non ci serve la nuova balena bianca dei finiti.
Carmagnola è la nostra terra, ci viviamo da sempre e sappiamo che non è certo di elementi del genere che ha bisogno. Gioventù Italiana Carmagnola si batterà con le unghie e con i denti per difenderla nei momenti di necessità come questo, per dimostrare che qui c'è una Destra vera che ricorda i suoi valori e sa che non sono lì per aumentare il prezzo dei falsi di turno.
Non lo sono mai stati, nè lo saranno mai. Fino alla fine dei tempi.

sabato 20 novembre 2010

GIOVENTU' ITALIANA DA IL "BENVENUTO" A TORINO A GIANFRANCO FINI

Venerdì sera, 19 novembre, un manipolo di Gioventù Italiana ha dato il suo "benvenuto" a Torino al presidente della camera che è venuto a presentare il suo nuovo movimento politico, futuro e libertà. E' stato esposto uno striscione all'ingresso del teatro, tra gli sguardi attoniti e sbigottiti dei sostenitori finiani, riportante: IMMIGRAZIONE, FAMIGLIA, EUTANASIA...DOVE SONO FINITI I TUOI VALORI ?!?
La presenza delle bandiere de La Destra e di G.I. ha surriscaldato l'animo di qualche attempato finiano, ma tutto è stato riportato prontamente all'ordine dall'intervento dei nostri militanti. L'azione proseguiva nell'immediato ingresso del teatro, di modo che "tutti" potessero sentire con il comizio del Segretario Regionale di G.I. Piemonte Alessandro Balocco. Ancora una volta è stato ribadito che l'unica Destra in grado di rappresentare in pieno le legittime aspirazioni del Popolo italiano è La Destra di Francesco Storace!
E' stato ricordato a tutti i presenti che in nome dell'antiFascismo tanto sbandierato dal presidente della camera sono stati ammazzati tanti ragazzi di Destra che avevano l'unica colpa di militare nel Movimento Sociale Italiano di cui Fini è stato anche segretario. Alle proposte di cittadinanza rapida e di diritto di voto per gli immigrati abbiamo risposto con la preferenza nazionale e con la certezza della pena per gli stranieri che delinquono e che devono scontare tali pene nelle carceri dei loro vari paesi di provenienza, alla deriva laicista abbiamo controbattuto con la consapevolezza delle nostre radici cristiane e con la difesa della sacralità della vita in ogni sua forma. La Famiglia è l'unione di un uomo e di una donna che ha come fine la procreazione e l'educazione dei nuovi cittadini di domani, e non i surrogati che vengono proposti da più parti oggi, che altro non sono e saranno che il cavallo di troia per il riconoscimento delle coppie omosessuali.
Non esiste, e non esisterà mai una Destra, che non affondi i suoi valori, e che non animii la sua azione nel trinomio DIO-PATRIA-FAMIGLIA.
Fini ritiene – come ha detto recentemente a “Vieni via con me” su Rai Tre – che il concetto di Patria è cambiato, che la Patria è di tutti, è la Patria degli extracomunitari. Noi la pensiamo diversamente. La Patria è prima di tutto degli Italiani. Chi non la pensa in questa maniera non è di Destra, Fini non è di Destra e Futuro e Libertà non è un partito di Destra. I valori della Destra, oggi, sono rappresentati esclusivamente dal partito di Francesco Storace.

venerdì 19 novembre 2010

G.I. Torino: Tappezzata la città con manifesti anti-Fini

Nella notte di giovedì 18 novembre Gioventù Italiana, movimento giovanile de La Destra di Storace, ha tappezzattola città di Torino con centinaia di manifestini ironici sulla figura del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Questa azione a cui ne seguiranno altre è stata compiuta per dare il benvenuto a Torino al presidente Fini che domani sarà nel capoluogo regionale a presentare il suo movimento.
Come si evince dal manifesto si propone la candidatura di Fini a leader del Partito Democratico, quella che potrebbe apparire come una provocazione ironica è invece la constatazione di una amara verità. Futuro e Libertà si vanta di essere un partito di destra moderna, ma di cosa stiamo parlando? Non può essere considerato di Destra un partito che ha come leader un uomo che afferma che l'antiFascismo è un valore quando in nomr di esso sono stati ammazzati tanti giovani di destra. Non possono essere valori di destra il voler dare la cittadinanza rapida e il diritto di voto agli stranieri, non può essere di destra chi nega la sacralità della vita e mistifica la Famiglia proponendo pacs e tutte quelle unioni che vanno a minare l'ordine naturale delle cose.
I valori su cui si fonda FLI sono improntati alla tradizione laica e liberaldemocratica, il che li pone al di fuori dell'alveo naturale della destra che solo il movimento politico di Francesco Storace rappresenta oggi in
Italia.




martedì 16 novembre 2010

GI CUNEO: GIOVANI E’ TEMPO DI RIVOLUZIONE CULTURALE

Il mondo politico è di difficile comprensione perché come Giano bifronte mostra due volti spesso in contraddizione tra loro: quello amichevole, molto di facciata che vediamo ogni tanto soprattutto sotto elezioni, fatto di sorrisi, di strette di mano di «non ti preoccupare ci penso io», di cene luculliane, di voler stupire con “effetti speciali” per indurre i più a capire chi avrà il bastone del potere in mano, per convincere della propria onnipotenza, per sedurre le masse.
Poi, fortunatamente, c’è altro, una Politica fatta di gesti concreti, la Politica dell’esserci sempre e comunque, al sevizio del cittadino anche per ascoltarlo, per trovare soluzioni al disagio quotidiano. C’è una Politica che s’impegnerà a cercar di «far mangiare» i nostri concittadini soprattutto dopo la campagna elettorale, quando sarà difficile recuperare i «ci penso io» quando, dopo aver bussato alle porte, sarà complicato farsele aprire. C’è una Politica fatta con il cuore, con le viscere, piena di coinvolgimento umano. C’è una Politica che si rivolge alle persone sfiduciate e che dicono, spesso, «sono tutti uguali, non voto più», per questo mi appello ai cittadini che condividono quanto detto ed aggiungo: aiutateci a riaccendere la Fiamma della Speranza!
Questo articolo sulla buona politica non contiene certezze: è niente più che un riflettere, non a voce alta come si è soliti dire, ma in forma scritta.
La buona politica è quella che si fonda sull’esigenza di relazionarsi con gli altri, di pensarsi non all’insegna di un “io individualista” e di poter, così, contribuire a dar vita a istituzioni vitali e capaci di raccogliere le istanze della società.. Ma sempre più ci si sente soli in questa battaglia: solo superando l’indifferenza, coinvolgendo i giovani, stimolando la partecipazione si può recuperare il senso dei valori e la ricerca disinteressata del “bene comune” .
A ideologie scartate si è voluto negare il riferimento a valori ideali. Il pragmatismo, la concretezza sono divenuti i soli criteri per selezionare le classi dirigenti e validare l’efficacia delle proposte. Il pragmatismo da solo non conduce da nessuna parte. Non rappresenta certo la cattiva politica ma apre pertugi dai quali essa può entrare. La concretezza è necessaria in politica, ma è obbligatorio avere la consapevolezza di quali coerenze esistano tra il pragmatismo dell’azione e gli ideali ai quali ci si riferisce.
La politica, quella buona, deve tenere stretta la relazione tra il dire e il fare: i valori che si assumono, i progetti che si costruiscono, le attuazioni che di essi si riesce a realizzare.
Gli ideali, ciò che fonda una cultura politica e la rinnova, non nascono né crescono e si diffondono come i funghi. Richiedono confronto, messa a punto rigorosa, impegno per costruirvi consenso e partecipazione attiva. L’assenza di questi riferimenti forti produce nel nostro tempo esiti clamorosi. Viviamo una crisi profonda, che scuote non un ciclo economico ma gli assetti di una specifica e datata organizzazione capitalistica-liberale del mercato, quella della finanziarizzazione dell’economia; quella che vede il mercato espandersi e tentare di conquistare l’intera società; quella infine che produce dissesto ecologico e rischi di distruzione del nostro pianeta. È’ davanti ai nostri occhi un altro fallimento gigantesco, quello del neoliberismo selvaggio, del rifiuto di ogni regola, con il quale i governi mondiali, tanto di centrodestra quanto di centrosinistra, hanno preteso di governare la globalizzazione. Di fronte a questo fallimento politico e culturale sta però l’assenza di un progetto alternativo, ma che io vedo ne La Destra.
La buona politica avrebbe bisogno di concentrare intelligenza, passione, energia attorno a questioni di un tale rilievo, invece deve applicarsi negli scontri domestici, ed essere prigioniera della autoreferenzialità degli schieramenti, dove la dichiarazione estemporanea di un esponente di partito, di sindacato, di associazione imprenditoriale in cerca di visibilità conta più dei problemi di vita delle persone, del loro diritto alla formazione, al lavoro, alla casa, alla salute, a istituzioni efficaci.
Avverte la necessità di ridefinire i valori ideali, per restituire speranza, fiducia nel futuro senza di cui ogni impresa per migliorare il mondo diviene un vano sogno ed invece non trova neppure le sedi nelle quali questo approfondimento, che definisce identità forti e sicure, possa avere luogo.
È’ evidente che la politica non è testimonianza: per attuare i propri ideali, i propri progetti in democrazia occorre vincere le elezioni e governare. Ma per vincere non si può perdere se stessi, darsi ad operazioni di tipo clientelare, assumere una gestione del potere disinvolta, non come servizio ai cittadini e strumento per obiettivi validi, ma come risposta ai propri interessi particolari.
Nessun fine giustifica più i mezzi che si utilizzano. Fine e mezzi devono autonomamente avere un loro fondamento etico. In caso contrario si è venuti meno ad un dovere di coerenza.
La buona politica soffre la solitudine perché si regge su di una democrazia che esige la partecipazione, soltanto nel momento decisivo del voto. Colpa in primo luogo di leggi elettorali che ci consentono di scegliere un partito, votando la sua lista, ma non i nostri rappresentanti nelle istituzioni. La buona politica è destinata a morire di solitudine?
Non è così e guai anche soltanto a pensarlo. È vero che a volte chi si impegna nella politica può sentirsi isolato, più che per le idee sostenute, per la visione prevalente che c’è verso la politica stessa e i partiti. Giudizi sommari, luoghi comuni, accuse generiche e indistinte ottengono come solo risultato quello di allargare ancora i fossati, di tenere lontani i giovani. Per rompere una solitudine occorre suscitare un impegno serio, nei cittadini e con particolare urgenza nei giovani.
Non si tratta di seguire come modello la volgare critica alle istituzioni della democrazia portata avanti da un Grillo, ma fare piuttosto riferimento ad un grande protagonista della buona politica come Giorgio Almirante.
Io vedo ne La Destra e in Gioventù Italiana una comunità ideale per accogliere i giovani, coinvolgerli, formare una nuova classe dirigente lontana dall’attuale politica (non basta rottamare la classe dirigente come dice Renzi, il sindaco PD di Firenze, se non si cambia la mentalità) e ripartire proprio nell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia per dare una svolta verso destra e far rinascere una nuova Italia !

Segretario Provinciale Gioventù Italiana-La Destra Cuneo

sabato 13 novembre 2010

PRIMA GLI ITALIANI

Stamane in via Garibaldi, nel cuore di Torino, alcuni millitanti di Gioventù Italiana hanno allestito un gazebo ed hanno effettuato una fruttuosa raccolta firme in favore della proposta di legge sulla Preferenza Nazionale promossa dal partito La Destra.

Tratto da "La Stampa" del 12/11/2010

giovedì 4 novembre 2010

La Cultura del Rispetto

Nella serata di ieri, Gioventù Italiana ha attuato un volantinaggio di protesta nei confronti delle persone che intendono servirsi del nome di Ugo Martinat come civetta per dare risalto al proprio nuovo e luccicante circolo. Stiamo parlando delle persone che intendono intitolare all'ex missino il circolo di FLI a Torino.
La scelta delle persone che si è deciso di servire personalmente non ci riguarda.
Ognuno è libero di degradarsi moralmente e idealmente per andare alla ricerca del facile e ben pagato trono, anche arrivando a mettersi agli ordini di un uomo i cui valori hanno come unità di misura l'euro.
Come si dice, ogni rifiuto finisce nel bidone a lui adeguato.
Non c'è tuttavia giustificazione nel voler sfruttare il nome di Ugo Martinat per beceri motivi pubblicitari.
Non lo è la mancanza di argomenti e di cavalli di battaglia che non siano quelli che passa il giornaletto scandalistico del momento.
Non lo è la sfacciataggine di ritenere che tutto sia permesso, anche usurpare sotto il vuoto titolo di "omaggio" il nome di un defunto, pur di farsi riempire di facili lodi da chiccessia o dal compiacente di turno.
Se qualcuno pensa che Gioventù Italiana sarebbe rimasta in silenzio davanti a questo insulto, si è sbagliato.
Martinat è stato l'ultimo grande ex missino.
Utilizzarne il nome per pubblicizzare questa presunta destra moderata, antifascista e iperliberale è semplicemente un abominio.

giovedì 28 ottobre 2010

Gli operai non devono pagare per gli errori dei dirigenti F.I.A.T.!

Nella giornata di ieri Gioventù Italiana e il Fronte Ribelle Torino hanno di comune accordo messo in atto un'azione di protesta nei confronti di Sergio Marchionne, A.D. della F.I.A.T. All'azione, un volantinaggio svoltosi davanti alla direzione aziendale del Lingotto ed alla F.I.A.T. Mirafiori, hanno partecipato anche alcuni esponenti di Gioventù Italiana Carmagnola.
Il volantino:

nasce come atto benemerito, in quanto il volantinaggio è stato effettuato principalmente a scopo terapeutico, verso un personaggio, Marchionne, che con l'aumentare degli anni sta evidentemente dimenticando cos'è stata l'Italia per la F.I.A.T.
Questo volantino vuole aiutare l'amministratore a ricordare. A ricordare come negli anni di crisi dell'azienda lo Stato ci sia sempre stato.Come l'italiano ci sia sempre stato, versando tributi su tributi perchè quest'azienda che gloriosamente si definisce italiana potesse andare avanti.
Come ha ringraziato quest'azienda?
Puntando sull' Italia e sul popolo, che su di essa avevano a loro volta puntato?
No.
Ha ringraziato cassaintegrando.
Portando lavoro in altri paesi pagando con i soldi degli italiani.
Delocalizzando la produzione fuori dal territorio, risparmiando anche solo un tozzo di pane pur non di non riconoscere la giusta retribuzione all'operaio italiano.
Gli operai assunti lo erano a tempo per il presunto interesse economico dell'azienda, che li succhiava come si farebbe con un uovo alla coque e poi buttava il guscio.
Si è arrivati a dichiarare che l'Italia è un peso. Un'appendice da buttar via, che senza si starebbe meglio. Una stampella che usurata per il troppo uso è diventata inutile e dannosa.
Una persona almeno coerente o consapevole avrebbe sicuramente la decenza di risparmiarsi certe affermazioni. Se lui non lo ha fatto è perchè evidentemente non ricorda o non sa.
Non ricorda come l'azienda non sia sua, non sia dei vari incravattati che si trovano ai vertici.
L'azienda è nata, è cresciuta ed è sopravvisuta in Italia, e adesso e per sempre è sangue e carne degli italiani stessi. È su di loro che si dovrebbe investire, invece di prenderli in giro ed usarli come fossero ingranaggi senz'anima da buttar via quando troppo usurati e anneriti.
Il manifesto ha lo scopo di ricordare al povero smemorato Marchionne che se lui può permettersi certe dichiarazioni, è perchè le persone e il paese che per anni ha spremuto e che ha appena deprecato sono coloro che gli hanno permesso di trovarsi dov'è adesso.



mercoledì 27 ottobre 2010

Si Riparte!

Nella Serata di Martedì 27 Ottobre, si è svolta la riunione tra il responsabile di Gioventù Italiana Asti, Il Segretario di GI Piemonte, Alessandro Balocco ed il Segretario Regionale Piemontese de "La Destra" Giuseppe Lonero. Nella riunione, si sono affrontati svariati temi, con l' intento di rilanciare il Partito di Francesco Storace nell' Astigiano. A Questo scopo è stato nominato Responsabile Organizzativo de LD Massimo Santoro.

Si apre così, davanti ad un' ottima pizza, una stagione che sarà ricca di lavoro e che ci vedrà presenti nelle maggiori piazze della città di Asti.
Il Responsabile di GI Asti, Mirko Saracco invita quindi tutti i militanti della federazione Astigiana ad un serio impegno, volto a rilanciare i nostri ideali nella nostra terra d' origine.

Ad Maiora!

Mirko Saracco - GI Asti.

venerdì 15 ottobre 2010

Il 6 novembre, La Destra e Gioventù Italiana a Roma, con le nostre bandiere‏

Dopo l'Esecutivo Nazionale di martedì scorso l'incontro è ufficiale. La Destra avrà la sua grande manifestazione nazionale che avverrà il 6 novembre all'Eur, nel salone delle Tre fontane, all'ombra della magnifica scenografia architettonica di quel luogo e nel ricordo del nostro Primo Congresso Nazionale, che li celebrammo.
Ora sono tempi maturi per tirare le somme di questi 3 intensi anni di lavoro e per gettare le basi del nostro futuro. Tante cose sono cambiate dalla nostra nascita e il panorama politico ci riserba nuove e avventurose sfide a cui non possiamo sottrarci.
Con il nostro Segretario Nazionale On Francesco Storace, vivremo insieme una giornata di dibattito interno e di confronto con la Dirigenza Nazionale. Ci saranno numerosi ospiti esterni che veranno a trovarci e che nelle prossime ore ufficializzeremo nel programma che verrà pubblicato sugli organi di stampa del partito.
Essere presenti non sarà solo un occasione per rivederci tutti, ma anche per condividere insieme le scelte che la nostra comunità dovrà attuare e che dovrà concretizzare per rendere più forte e più solida la nostra posizione, politica e sociale.
C'è un popolo, come quello italiano, che si aspetta da noi di essere rappresentato. Ci son ancora tanti cittadini onesti che vogliono un partito a cui rivolgere la propria fede e le proprie speranza. Quel partito deve essere La Destra, dobbiamo essere noi.
Noi non abbiamo indagati da nascondere o condannati da proteggere. Noi non abbiamo passati ambigui o interessi da tutelare. La Destra è il volto nuovo di questa politica, è la faccia pulita che può guardare gli italiani negli occhi, tutti, senza alcuna vergogna.

Vi aspetto tutti numerosi a questo ennesimo fantastico evento, sono certo che nella folla potremmo riconoscerci e abbracciarci, come sempre.

Gianni Musetti
Segretario Nazionale
Gioventù Italiana Con la Destra


Informazioni per accreditamento pullman da tutta Italia: seinovembre@gioventuitaliana.org
Informazioni sul programma: http://www.ladestranews.it
Informazioni su evento: segreteria@la-destra.it tel 0632650421 fax 06 3202391
Dove arrivare: http://maps.google.it/maps?f=q&source=s_q&hl=it&geocode=&q=Salone+delle+Fontane,+E.U.R.,+Roma&sll=41.898878,12.473247&sspn=0.000508,0.001206&ie=UTF8&hq=salone+delle+fontane&hnear=EUR&ll=41.836748,12.46857&spn=0.003869,0.009645&t=h&z=17




martedì 21 settembre 2010

BLITZ GIOVENTU' ITALIANA DAVANTI AL TRIBUNALE DI TORINO









Stamane, 21 settembre 2010, Gioventù Italiana movimento giovanile de La Destra di Storace ha eseguito un blitz di protesta all'ingresso del tribunale.
Sono stati accesi fumogeni colorati, che hanno formato il Tricolore simbolo sacro ed eterno di una Patria che mai potrà essere divisa.
Un lungo striscione riportante la dicitura "SONO FIGLIO DI UN OPERAIO...SE LANCIO UN FUMOGENO MI ARRESTI???", racchiude lo spirito che anima i giovani militanti nella loro azione di protesta.
Gioventù Italiana agisce alla luce del sole, al contrario di quella mano "rossa" che con il favore dell'oscurità ha imbrattato la sede della CISL con la scritta 10-100-1000 fumogeni come da peggior tradizione della sinistra comunista italiana.
Con questa azione non intendiamo assolutamente difendere un sindacato che sembra aver perso la propria ragion d'essere, che invece di tutelare i diritti del lavoratori e il sacrosanto diritto della classe lavoratrice di partecipare agli utili di impresa, sembra sempre più essere un' appendice di confindustria.
Se la legge è uguale per tutti, tanto più lo deve essere l'applicazione della stessa. Non ci possono e non ci devono essere figli di magistrati e figli di NN.
Non si può più assistere impotenti nel vedere una città importante come Torino ostaggio di poche decine di facinorosi che all'ombra di uno straccio rosso si permettono di fare e disfare a loro piacimento qualunque cosa con la complicità di una giustizia che arriva puntualmente in ritardo e di una amministrazione comunale che sembra non voler affrontare alla radice l'annoso problema.

Alessandro Balocco
Segr.Reg. Gioventù Italiana

lunedì 6 settembre 2010

Migliaia di persone alla Festa Nazionale di Gioventù Italiana-La Destra

Grazie a tutti, a quelli che sono venuti, e a quelli che ci hanno seguito con i mezzi informatici. Grazie ai ragazzi che hanno tanto lavorato per avere e per allestire questa festa, grazie alla federazione di Pistoia e a tutte le donne de La Destra che tanto hanno dato con la loro presenza.
Grazie a chi ha preso le ferie per venire e a chi ha fatto centinaia di chilometri per raggiungerci, grazie ai dirigenti del partito che sono venuti e che hanno seduto con noi, nelle nostre tavole, a parlare di politica. Grazie al Presidente Buontempo e al più Grande segretario che un partito possa avere…..Francesco Storace.
Insomma, grazie a tutti, ci avete dato una grande emozione che difficilmente potremo scordare. Stare insieme, ritrovarci, abbracciarci e salutarci come dei fratelli, come dei camerati, non tutti possono farlo, noi si.
Gianni Musetti
Segretario Nazionale di Gioventù Italiana-La Destra


martedì 20 luglio 2010

On. Storace nomina Gianni Musetti Segretario Nazionale dei giovani del Partito

Ieri, il Segretario de La Destra Francesco Storace ha ufficializzato la nomina di Gianni Musetti a nuovo responsabile nazionale del Movimento giovanile del Partito, Gioventù Italiana. Il Giovane Consigliere Comunale di Carrara compie l’ennesimo scatto in avanti e brucia tutte le tappe. Pochi mesi fa era stato nominato, dalla stessa Segreteria Nazionale, Commissario Regionale del partito della Toscana , incarico che oggi lascerà al Professore Adriano Tilgher, noto e stimatissimo dirigente romano de La Destra. Musetti avrà il compito di organizzare e strutturare, su tutto il territorio nazionale, il movimento dei giovani de La Destra, elaborando strategie e programmi che possano garantire all’area politica di tornare protagonista nel mondo dei più giovani. Sono fiero e felice di questa nuova sfida politica in cui mi sto affacciando- commenta Musetti. La nostra organizzazione giovanile ha dato più volte la dimostrazione di essere un faro nel porto delle nebbie della politica Italiana. Non sarà questo una seggiovia di giovani aspiranti politici in cerca di un collocamento nelle istituzioni. Il nostro movimento si distinguerà, da tutti gli altri, per le idee e per i valori che da sempre lo hanno caratterizzano, fin dalle radici storiche che affondano nel Fronte della Gioventù. In un mondo di prodotti e di sottoprodotti spiccherà l’ardito volto dei giovani de La Destra. Militanti e attivisti che si batteranno- continua il Consigliere- per riconquistare la propria posizione all’interno delle vicissitudini del nostro paese.
Continueremo a batterci nelle strade e nelle piazze di tutta Italia per affermare quei principi cardini che per noi sono intransigibili. Difesa dei valori nazionali e sociali, lotta alle mafie e all’immigrazione, costituzione di una Europa libera dall’atlantismo ed indipendente dalle lobby economiche, eticità della politica e tutori della famiglia tradizionale.
Saranno questi valori- conclude Musetti- la nostra carta d’identità del perfetto giovane militante de La Destra.

Sala Stampa-Gioventù Italiana

(clicca per vedere la nomina ufficiale)

martedì 29 giugno 2010

Il nostro onore si chiama fedeltà


Le federazioni di Asti, Cuneo, Torino e Alessandria di Gioventù Italiana e l'intero coordinamento regionale, si dissociano nella maniera più categorica dalla presa di posizione dell'attuale segretario nazionale Luca Lorenzi. La permanenza attiva e fattiva della comunità militante piemontese all'interno del Partito non è in discussione, ed intatto è in ogni singolo militante l'orgoglio di appartenere a questa comunità. Coerenza e fedeltà sono valori non commerciabili, e il cammino che insieme abbiamo intrapreso nel luglio 2007, giovani e partito, continua fianco a fianco nell'interesse supremo della Patria e dell'Idea.

venerdì 4 giugno 2010

DDL anti-intercettazioni e pedofilia, che scandalo!


Gioventù Italiana grida allo scandalo! Nel DDL anti-intercettazioni voluto dal PDL, che arriverà presto in versione modificata a Palazzo Madama, è presente un emendamento che cancella l'arresto obbligatorio per i casi di flagranza quando si verifica una violenza sessuale di lieve entità su un minore. “Non è nemmeno lontanamente concepibile pensare che possano esistere reati gravi o meno gravi di violenza sessuale sui minori. L'abuso – di qualunque entità esso sia – influisce negativamente sulla psicologia di ogni adolescente e sulla sua intera vita. Pertanto crediamo che sia necessario proteggere con ogni mezzo i minori dalle violenze. Gioventù Italiana è pronta ad un sit-in di protesta per ribadire la sua netta posizione contro la pedofilia favorendo pertanto l'inasprimento – e non l'indebolimento – delle pene”.

UFFICIO STAMPA

Basta con la Casta!


lunedì 31 maggio 2010

Solidarietà alla flotta “Free Gaza"


Gioventù italiana esprime piena solidarietà nei confronti delle associazione Free Gaza e di tutto il popolo palestinese vittime dell'attacco terroristico e il conseguente massacro eseguito dalle forze militari israeliane.

Questo brutale atto è solo l'ultimo di una sanguinosa serie di attacchi lanciati da uno Stato che ad oggi ha come unico scopo quello di spazzare via ogni insediamento palestinese da Gerusalemme. Ci auguriamo che a seguito di questo barbaro e folle attacco l'intera comunità internazionale apra gli occhi su quanto sta accadendo in medio oriente e sulla politica di un paese quale è Israele.

Inoltre riteniamo completamente fuori luogo ed assurde le dichiarazioni del Senatore Alfredo Mantica attuale Sottosegretario agli Esteri, secondo il quale la spedizione della flotta pacifista "Free Gaza" era "una voluta provocazione" e la reazione israeliana era inevitabile. Dopo queste dichiarazioni il Sen. Mantica dovrebbe dimettersi dall'incarico perchè non più compatibile con il ruolo di rappresentante dell'Italia all'estero.

venerdì 28 maggio 2010

Dossier immigrazione


IMMIGRAZIONE, SCHIZOFRENIA COLLLETTIVA

Viviamo male in Italia il problema immigrazione. Male, molto male.Da un lato molti sarebbero favorevoli a risolvere il problema rimandando al mittente, cioè ai Paesi d’origine, tutti o la maggior parte degli immigrati.Dall’altra parte vi sono molte persone che sono disposte a transigere per gli immigrati a regole che noi tutti cittadini italiani siamo tenuti a rispettare. Ciò per evitare il rischio di essere considerati razzisti o xenofobi, perché il “diverso è bello!” e forse perché pensano che avere meno immigrati di nazioni “evolute” come Francia, Germania o Inghilterra sia un elemento negativo, un “gap” che si deve colmare a ogni costo e più celermente possibile.Entrambi gli atteggiamenti, a mio avviso, sono di tipo schizofrenico. Vedono solo un aspetto parziale della verità ponendosi fuori dalla realtà e da un’analisi meditata.Sul primo fronte troviamo leghisti, alcuni uomini della Destra parlamentare e di quella antagonista, persone della piccola e media borghesia preoccupate della crescente insicurezza personale dovuta a una delinquenza con connotati sempre più da immigrazione e con la paura di una progressiva perdita delle conquiste sociali e persino del posto di lavoro, almeno tra le fasce a minor reddito.Sull’altro fronte troviamo schierata tutta la Sinistra, da quella radical-chic a quella più estrema, istituzioni e associazioni di vario colore, organizzazioni cattoliche e assistenziali che seppur con diverse motivazioni e interessi, vedono in modo positivo la crescita dell’immigrazione in Italia.

Proviamo quindi a ragionare.

1) IMMIGRAZIONE IN ITALIA ED EUROPA
Prendendo i dati del Quaderno Polaris “L’immigrazione” vediamo che gli stranieri in Italia nel 1999 erano circa 1,2 milioni con un’incidenza sul totale della popolazione residente di poco superiore al 2%,. con una maggiore concentrazione di immigrati nel centro e nord Italia, dove le possibilità di lavoro sono evidentemente maggiori rispetto al Sud e alle Isole,
A distanza di quasi dieci anni gli stranieri nel nostro Paese sono quasi triplicati, oggi sono circa 3,5 milioni e rappresentano circa il 6% della popolazione residente in Italia
Se valutiamo il rapporto con le altre nazioni europee, gli stranieri in Italia non sono moltissimi.. Ce ne sono di più in Germania (9%), in Austria (9,1%), in Belgio (8,9%), in Francia (6,3%).
Tuttavia valutando quanti di questi stranieri residenti sono comunitari vediamo che in Belgio, Francia e Germania ve ne sono in valori rilevanti. Ciò deriva dal fatto che molti cittadini italiani, spagnoli e portoghesi sono emigrati negli ultimi decenni proprio verso questi Paesi e a questi se ne sono aggiunti più recentemente molti altri dai Paesi comunitari dell’Europa dell’Est.
Dalle statistiche non si rileva tuttavia il numero di quanti dall’Italia, dai Paesi iberici o dai Paesi dell’Est si sono naturalizzati soprattutto in Belgio e in Germania e i loro figli generalmente hanno preso la cittadinanza del Paese di adozione.
Stesso ragionamento può essere fatto per la Francia e l’Inghilterra dove hanno preso da tempo la cittadinanza cittadini extra-europei provenienti per lo più dalle loro ex colonie e quindi non compaiono nelle statistiche degli immigrati essendo cittadini di quelle nazioni a tutti gli effetti
In questo contesto si comprende come l’immigrazione in Europa, attuale o recente, sia un fenomeno molto superiore alle statistiche ufficiali.
Nella prosperosa Germania hanno trovato rifugio dal dopoguerra a oggi milioni di iugoslavi, ungheresi, polacchi, immigrati provenienti dalle altre nazioni dell’ex blocco sovietico (oggi si incontrano molti cittadini tedeschi con il cognome inequivocabilmente slavo) oltre a moltissimi turchi. Quindi quando qualcuno si lamenta: “Sul tram vedo solo immigrati…”, “in quella via ci sono solo marocchini…” può forse avere ragione ma l’immigrazione in Italia come fenomeno non è per il momento così rilevante come in altri Paesi europei, si tratta semplicemente di gestirlo correttamente, se ancora è possibile.
Infine vediamo che gli immigrati in Italia provengono da quattro grandi aree: Paesi dell’Est Europa con preponderanza dalla Romania (625.000 persone) e Albania (420.000), Maghreb e Africa Nera con preponderanza dal Marocco (365.000) poi Egitto (70.000) e Senegal (63.000).
Asia: Cina (160.000) Filippine (106.000), India (78.000), poi Pakistan e Sri-Lanka.
Centro America: Ecuador (74.000), Perù (71.000), ecc.
Dalle cifre sopra riportate la multietnicità attuale delle Società europee, considerando anche gli immigrati naturalizzati come si vede in modo tangibile soprattutto in Francia ed in Inghilterra, è un fenomeno ormai di così vaste proporzioni che sta snaturando l’identità di molte nazioni europee.
Inoltre se in Italia il flusso migratorio si manterrà con lo stesso tasso dell’ultimo decennio sarà impossibile assicurare uno sviluppo sostenibile al nostro Paese.
2) MOTIVI DELL’IMMIGRAZIONE IN ITALIA
Considerando la variegata composizione dell’immigrazione in Italia e la forte accelerazione impressa alla stessa negli ultimi decenni ce ne dobbiamo chiedere le ragioni.
Gli immigrati provengono ovviamente da nazioni povere dove la mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro motiva tanta gente a tentare la fortuna all’estero. E’ successo a noi italiani in diverse epoche ma anche a tedeschi, inglesi, irlandesi, ecc. Succedeva spesso nelle città-stato dell’antica Grecia dove le limitate risorse della terra non permettevano a un certo punto di fare fronte all’incremento demografico. Raccoglievano allora una massa di persone propense o indotte forzosamente all’avventura, le imbarcavano sulle navi e le allontanavano dalle città. Per loro fortuna a quei tempi non c’era una forte densità di popolazione nel Mediterraneo, né vi era l’ONU a sentenziare sul diritto internazionale e così i greci sbarcavano in un posto ritenuto idoneo e fondavano una Colonia. Per loro e per nostra fortuna hanno colonizzato buona parte dell’Italia. Per nostra fortuna, prima della civiltà romana abbiamo potuto assimilare quella greca. Per loro fortuna, perché se si fossero trovati a sbarcare nella nostra Penisola ai giorni nostri avrebbero dovuto fare i “vu-cumprà” o ballare il Sirtaki sulle carrozze della metropolitana invece di fondare colonie.
Una piccola parte di immigrati viene da noi spinta non solo per una generica speranza di migliorare il proprio tenore di vita ma, soprattutto dall’Africa, spinta dalla più cupa disperazione dovuta alle carestie, guerre, persecuzioni di ordine politico, religioso o razziale, presenti nei loro Paesi d’origine.
Ma ci dobbiamo chiedere: “Queste situazioni erano presenti anche negli anni precedenti. La fame e la mancanza di prospettive per il futuro erano pure presenti 30 o 40 anni fa. Come mai quindi tanta gente decide di immigrare proprio ora e proprio nel nostro Paese?
Le cause e le situazioni sono molteplici e tenterò di analizzarne alcune.
2.1) COME VIENE OGGI CONSIDERATO IL LAVORO IN ITALIA
L’Italia dopo le distruzioni della guerra si era rimboccata le maniche e generazioni di italiani hanno costruito giorno dopo giorno le premesse del nostro successo riconosciuto nel mondo, dove ancora oggi deteniamo notevoli primati in diversi settori.
In quel periodo tutti lavoravano con l’entusiasmo di costruire per sé e per i propri figli un futuro migliore. Malgrado la fine nel sangue del Fascismo, in quegli anni vivevano generazioni che avevano vissuto nel Fascismo e del Fascismo avevano assimilato la sacralità del lavoro necessaria per il proprio personale progresso e per quello della collettività.
Con il passare degli anni, con un benessere sempre più diffuso, con l’avvento del boom economico, con una classe politica che smantellava alcuni valori ideali perché troppo legati al precedente regime, con gli esempi dei “furbi” e dei profittatori che si arricchivano con velocità supersonica grazie ai loro santi protettori che stavano alle leve del potere, con i privilegi di categoria favoriti e fomentati da sindacati politicizzati che non hanno mai perseguito l’interesse dei lavoratori ma solo l’accrescimento del loro potere di casta, il concetto sano e sacrale del lavoro si è affievolito.
Il benessere sempre più diffuso ha fatto il resto portando la gente a considerare alcuni lavori umilianti perché pesanti e/o poco retribuiti.
La seconda repubblica nata dalla reazione popolare dopo gli scandali di Tangentopoli ha promesso onestà e una nuova età dell’oro a tutti gli italiani. Non è però riuscita a debellare la corruzione e gli sperperi e ha portato l’Italia sulla china del regresso come vediamo in questi giorni.
Vi ricordate le 3 “I” di Berlusconi rivolto ai giovani? Erano: Inglese, Informatica e Internet. Come se a un giovane in possesso dei tre requisiti si aprissero automaticamente le porte di una vita di successo paragonabile a quella dei giovani manager miliardari dello Stock Exchange di Londra. Quale è la realtà? Che ci sono forse 10 giovani manager tuttora miliardari a Londra e centinaia di migliaia di giovani laureati e diplomati italiani, perfettamente padroni delle 3 “I” ma disastrosamente disoccupati o sottoccupati in Italia. Era ed è ovvio che le 3 “I” sono condizioni necessarie ma non sufficienti per avere successo. Si devono aggiungere determinazione, costanza, umiltà, capacità personali e situazioni contingenti favorevoli per creare una posizione soddisfacente.

Nella società attuale sempre più americanizzata l’unico metro di giudizio è il denaro accumulato. Ho parlato con diversi americani nel corso della mia vita. I più, appena attaccano discorso, ti spiegano quanti dollari costa la loro casa, quanti dollari la macchina e il televisori appena comprati, se hanno una seconda casa in Florida o nel Montana. In effetti secondo il loro modo di pensare l’elencazione dei loro beni misura il successo che hanno avuto e di conseguenza la validità della propria persona. Valori morali o culturali non sono presi in alcuna considerazione.
E’ chiaro che con questi concetti che si stanno sempre più diffondendo anche nella nostra società un lavoro “umile” e poco redditizio, nemmeno all’inizio della propria carriera lavorativa, è preso in seria considerazione dai giovani. Così rimangono disoccupati e frustrati inseguendo effimeri sogni milionari da calciatore o da velina. Penso che questo problema sia soprattutto italiano. Moltissimi universitari, anche di nazioni ricche, si pagano parzialmente gli studi lavorando nei periodi di vacanza nelle campagne o facendo i baristi o i fattorini. Quanti universitari italiani imitano i loro colleghi stranieri? Nella raccolta di pomodori o di arance non se ne vedono. Al loro posto si vedono extracomunitari, a volte anche laureati.

2.2) RICHIESTA DI MANODOPERA
Per quanto detto nel paragrafo precedente vi sono ormai molti lavori faticosi giudicati poco qualificanti e lesivi della propria immagine che gli italiani non vogliono più fare. Perso il concetto che ogni genere di lavoro è utile per sé e per tutta la Comunità e quindi degno del massimo rispetto, si sono aperti varchi enormi nel nostro mercato del lavoro malgrado l’elevato attuale tasso di disoccupazione degli italiani. Varchi che vengono progressivamente colmati dagli immigrati.

Quante italiane farebbero oggi le badanti delle migliaia di anziani ammalati o non autosufficienti i cui figli molte volte devono lavorare insieme al coniuge e quindi non hanno tempo da dedicare o non hanno i mezzi per ricoverarli nelle costosissime strutture per la terza età?
Quanti giovani connazionali si troverebbero per sostituire i contadini pakistani, indiani e marocchini impiegati nelle campagne dove il lavoro è duro e scandito dalle esigenze delle stagioni e della meteorologia? Preferiscono il posto fisso negli uffici, al riparo dall’inclemenza del tempo, con i fine settimana e l’agosto liberi per le vacanze, per cui senza gli immigrati andrebbe totalmente in crisi un settore fondamentale per la vita della nazione come l’agricoltura.
Quante nostre concittadine e concittadini lavorano come colf o nelle imprese di pulizia? Troviamo quasi solo extracomunitari a svolgere questi lavori che sono fondamentali: i primi per il menage di una famiglia dove spesso i coniugi lavorano entrambi per arrivare a fine mese e far studiare i figli e i secondi indispensabili nelle centinaia di migliaia di esercizi pubblici e privati e aziende sparse in tutta Italia. In altri mestieri dove si lavora prevalentemente all’aperto come nelle imprese di giardinaggio nella raccolta e smaltimento dei rifiuti, nel rifacimento delle strade e soprattutto nell’edilizia si trovano sempre più immigrati.
Ma oltre ai mestieri considerati meno qualificanti vi sono molti extracomunitari impiegati nell’industria. Le aziende del nord-est ne hanno fatto incetta poiché evidentemente non si trovavano addetti in loco, né provenienti da altre parti di Italia.
Un tempo fare l’operaio in fabbrica non era considerato degradante. Maggiormente non lo dovrebbe essere oggi che il livello tecnologico delle macchine è molto elevato con conseguente richiesta di maggiore professionalità degli operatori e i ritmi e l’ambiente di lavoro sono generalmente migliori rispetto al passato. Come mai tanti giovani diplomati del Sud e di altre parti d’Italia non vanno nelle industrie del Nord Est perennemente a corto di manodopera? Aspettano forse la manna del posto pubblico al loro paese grazie all’interessamento del politico locale.
Sono queste le ragioni di fondo dell’incremento dell’immigrazione nel nostro Paese dove anche ingegneri o medici rumeni o egiziani si accontentano di fare il muratore o l’operaio perché manca manodopera italiana.
Se di colpo sparissero tutti gli immigrati presenti attualmente in Italia ci sarebbe una crisi paurosa che porterebbe a impennate dei prezzi e dell’inflazione.
I problemi finora denunciati per la verità non sono solo italiani, ma coinvolgono i Paesi europei e in genere tutte le popolazioni che hanno raggiunto un considerevole benessere economico.
E’ fisiologico che in queste nazioni la gente non voglia fare i lavori più pesanti demandandoli ai più bisognosi. Nei ricchi emirati arabi vi sono egualmente forti flussi immigratori generalmente asiatici dall’India, Bangladesh e Filippine. Persino in Egitto la cui economia è in costante crescita si vedono immigrati di altre nazioni africane.
Tuttavia lo scotto che si paga in termini sociali, economici e di convivenza è rilevante. Questi problemi saranno maggiormente sentiti nel nostro Paese dove una rilevante percentuale di famiglie è già sulla soglia della povertà, destinata ad accrescersi con la crisi economica in atto.
2.3) LASSISMO DELLE ISTITUZIONI
Il nostro è proprio un bel paese. Non più il “Bel Paese” di una volta ma un paese dove uno che arriva clandestino o regolare in teoria non potrebbe fare quello che vuole ma dovrebbe rispettare le leggi dello Stato, cosa che succede in tutti i Paesi del mondo. Ma se qui da noi un immigrato fa qualcosa di illegale ha meno probabilità di essere preso e condannato.
E’ un bel paese che non chiede agli immigrati di integrarsi pagando così un doveroso e logico tributo a chi gli consente di rifarsi la vita, un bel paese troppo rispettoso e timoroso di offendere “culture” diverse.
E ‘ un bel paese che molte volte privilegia l’immigrato rispetto ai propri cittadini, dandogli vitto, alloggio e lavoro quando vi sono molti cittadini italiani indigenti che ne sono privi.
E’ chiaro che in questa situazione vengono da noi, oltre alle persone normali attratte dalle condizioni che qui sono più favorevoli, anche molti individui orientati a delinquere mescolati alla maggioranza degli immigrati che vogliono lavorare onestamente.
Questa ultima considerazione è supportata da alcuni fatti emblematici.
Il ministro romeno dell’Interno ha recentemente dichiarato che negli ultimi anni in Romania la criminalità è notevolmente diminuita. Una prima ragione è dovuta all’assunzione di 5.000 nuovi poliziotti che perlustrano le città. La seconda, non l’ha detta, ma è evidente che una buona parte di delinquenti, anche in virtù dell’offensiva della polizia ha preferito venire in Italia mescolandosi agli oltre seicentomila romeni che vivono da noi e che nella maggior parte dei casi sono persone perbene che lavorano onestamente. E hanno fatto bene i delinquenti romeni. La polizia nel loro paese ancora povero ha messo sulle strade 5.000 poliziotti in più. Nell’Italia opulenta la polizia tira la cinghia, non ha soldi per la benzina delle volanti e le poche in funzione devono per lo più scortare politici e VIP di grande, media e piccola tacca.
Il secondo episodio sintomatico è dato dalla sommossa dei cinesi a Milano. La comunità cinese del capoluogo lombardo è tra le più antiche e integrate d’Italia. Dagli inizi del secolo scorso sono arrivati molti cinesi a Milano, principalmente dedicandosi al commercio e alla vendita di pelletteria, insediandosi nella zona di Via Sarpi, definita la Chinatown meneghina, diventando con le seconde e ulteriori generazioni cittadini italiani e milanesi a tutti gli effetti.
Negli ultimi anni sono però immigrati personaggi pericolosi dediti allo sfruttamento di altri cinesi costretti a lavorare in nero, in condizioni di semi-schiavitù in opifici di varia natura che ogni tanto vengono chiusi dopo le irruzioni dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
Si sono inoltre consolidate associazioni a delinquere, tipo Triade, dedite allo spaccio di stupefacenti e alla prostituzione.
Recentemente la traduzione al Comando dei Vigili di un cinese per alcune irregolarità ha provocato una vera e propria sommossa con vigili picchiati e auto sfasciate, sedata solo dopo dall’intervento massiccio delle forze dell’ordine.
E’ un caso emblematico che persino in una comunità integrata dedita principalmente al commercio e alla ristorazione si è infiltrata una delinquenza violenta senza leggi e senza rispetto per la nazione che li ospita e neppure per i propri connazionali integrati. Cosa hanno fatto i nostri politici, anche quelli del Comune di Centro Destra, per isolare i delinquenti dalla parte sana della comunità che finora era radicata e perfettamente integrata da moltissimo tempo e per reprimere l’illegalità con i mezzi e le leggi vigenti? Da noi si prende coscienza dei problemi solo quando esplodono, una azione di prevenzione quasi mai viene attuata.
3) ASPETTI SOCIALI
In Italia siamo propensi a generalizzare. Di questa nostra pessima attitudine sono corresponsabili i media che spesso semplificano o amplificano fatti di cronaca ingenerando nell’opinione pubblica una sproporzionata attenzione e reazione a fatti che meriterebbero una minore enfasi. I dibattiti televisivi condotti da professionisti senza scrupoli, preoccupati solamente di aumentare l’audience e quindi i loro profumati cachet, disinformano e indirizzano le convinzioni degli spettatori.
Valutiamo alcuni aspetti dell’impatto dell’immigrazione nella nostra società senza paraocchi e preclusioni ideologiche.

3.1) LAVORO
Molti imprenditori disonesti traggono profitto dalla disperazione degli immigrati disoccupati assumendoli in nero con paghe ridicole. L’immigrato si adegua perché deve sopravvivere e perché anche 600 euro al mese sono dieci volte il salario che percepirebbero a casa sua, ammesso che trovasse lavoro. In questo modo si toglie lavoro alla manodopera italiana e si danneggiano gli imprenditori onesti che vengono così ad avere costi superiori rispetto ai concorrenti disonesti.
Pochi osservano che gli imprenditori disonesti che assumono in nero sono perseguibili dalla legge italiana. Non dovrebbe essere difficile smascherarli e punirli: basterebbe che ci fosse uno Stato serio che si dotasse di mezzi di controllo capillare, dando così lavoro a funzionari efficienti e veramente utili alla collettività, invece della pletora di impiegati dello Stato nullafacenti assunti in eccesso dal politico locale per procurarsi voti.
Ho seguito recentemente un servizio alla televisione sul mercato ortofrutticolo di Milano, uno dei più grandi d’Europa. Un sindacalista denunciava che di notte molti immigrati clandestini saltano la recinzione e si offrono come manovalanza per un tozzo di pane. Alcuni imprenditori disonesti dell’ortomercato li assumono, ovviamente in nero, altri rifiutano le rivendicazioni salariali dei loro impiegati regolari con il ricatto di mandarli a casa e utilizzare l’abbondante manodopera extracomunitaria. E tutto ciò avviene perché semplicemente non c’è alcun controllo!
Per quanto riguarda i numerosi immigrati impiegati regolarmente, molti in Italia si chiedono se ciò rappresenti comunque un danno per i lavoratori italiani, in quanto i bassi salari percepiti dai primi influiscono negativamente anche sui salari degli italiani.
Io credo che ciò si verifichi solo in minima parte. Gli stipendi oggi in Italia sono generalmente appiattiti verso il basso. Esistono minimi salariali in ogni contratto collettivo al di sotto dei quali non si può scendere. Se un lavoratore viene assunto a tempo indeterminato fruisce automaticamente degli aumenti contrattuali e di anzianità indipendentemente dal suo stato sociale. Per gli imprenditori onesti che assumono immigrati non c’è, nella maggior parte dei casi, il pericolo di ricatto verso i lavoratori italiani. Dove sussiste ci sono i Sindacati, se no cosa ci stanno a fare?
3.2) SICUREZZA SUL LAVORO
Un altro aspetto sociale importante è dato dalla sicurezza sul lavoro dove sono vittime in misura maggiore lavoratori immigrati. Si potrebbe legare quindi questo fenomeno alla deregolazione incrementata dal lavoro in nero di molti immigrati.
E’ bene precisare che i morti e i feriti che insanguinano ogni anno fabbriche e cantieri di tutta Italia oggi si trovano principalmente nell’edilizia.
Nell’industria, malgrado la spaventosa sciagura alla Thyssen di Torino, imputabile certamente alla colpevole negligenza dell’azienda nella attuale logica turbocapitalista delle multinazionali, gli incidenti sono minori.
Se venisse rigorosamente applicata la Direttiva Macchine europea recepita dall’Italia e conglobata nella legge 626, nessun lavoratore subirebbe in fabbrica alcun danno dovuto al macchinario, causa primaria solo qualche decennio fa di numerosissimi incidenti. Oggi esistono e vengono (o meglio, dovrebbero venire) installati per legge dispositivi di controllo di vario genere che bloccano il movimento della macchina ogni qualvolta l’operatore entra in una zona pericolosa.
Ciò ovviamente non impedisce fatalità come essere investiti da un mezzo di trasporto o schiacciati da un muletto che si ribalta, ma le maggiori fonti di rischio sono controllate in modo totale.
Se in alcune imprese non vengono applicate le disposizioni della legge sulla sicurezza ciò non è colpa dell’immigrazione ma è dovuto alla scarsità di controlli da parte delle autorità preposte che hanno un organico insufficiente per effettuare tali controlli in modo capillare e con cadenza periodica.
Lo stesso discorso vale per l’edilizia, che è attualmente la fonte principale delle “morti bianche”, dove i pericoli sono maggiori ma difficilmente controllabili. Tuttavia i muratori dovrebbero almeno indossare un casco e ancorarsi ai ponteggi nelle zone a rischio, cose che non fanno abitualmente. E’ comprensibile che in queste condizioni l’incidenze degli immigrati vittime di incidenti sia maggiore.
Le imprese edili sono numerose, molto piccole nella maggioranza dei casi. Qui gli imprenditori, senza un controllo efficace, fanno quello che vogliono compresa l’assunzione di immigrati in nero, non obbligando i propri dipendenti a rispettare quelle minime norme di sicurezza stabilite per legge.

3.3) DELINQUENZA
Spesso l’italiano percepisce l’immigrato come un delinquente potenziale. Ciò è conseguente alla elevata percentuale di immigrati tra i carcerati e ai numerosi fatti di cronaca noti a tutti. Bande di delinquenti che assaltano ville e case isolate e spesso, oltre a rubare, seviziano e uccidono i malcapitati. Ripetuti fatti di cronaca nera e di sangue tra le stesse comunità di immigrati e contro italiani, ecc. Praticamente ogni giorno.
Non si valutano a sufficienza fatti contrari, come rapine e crimini sventati da extracomunitari o alcuni salvataggi di persone in grave pericolo effettuati da immigrati a volte anche a prezzo della loro vita. Persino in gravissimi episodi l’opinione pubblica reagisce in modo paranoico senza fare una valutazione obiettiva.

Prendiamo ad esempio l’episodio delle due puttanelle romene che a Roma hanno ucciso una ragazza italiana nel metrò.. Dopo un alterco per futili motivi una delle due ha colpito l’italiana con un ombrello. Per disgrazia la punta dell’ombrello è penetrata con forza in un occhio della ragazza italiana uccidendola. L’episodio ha scosso l’opinione pubblica e sull’onda dell’emozione la romena è stata arrestata con l’accusa di omicidio volontario. Anche per me che non sono un giurista è sembrata eccessiva l’accusa, giustificabile se la romena avesse ucciso con un coltello o con qualunque altra arma in suo possesso. L’ombrello è usato da tutti e nessuno lo considera un’arma che può uccidere.
Al processo l’accusa è stata giustamente derubricata in omicidio preterintenzionale ma la condanna a 13 anni, se non vado errato, mi sembra eccessiva e motivata più da fattori emotivi che di giustizia.
E’ giusto che la romena sia condannata, ha distrutto la vita di una sua coetanea, ma ciò è avvenuto per una caso fortuito nel corso di una lite dove evidentemente non c’era l’intenzione di uccidere.
Come contrappasso vi è una sentenza della magistratura molto più blanda per il delinquente rom che, ubriaco fradicio, ha falciato, uccidendoli, quattro ragazzi nelle Marche. Non ho capito perché questo tizio è stato inviato in un residence agli arresti domiciliari e un demente imprenditore locale senza scrupoli e senza un briciolo di etica l’ha ingaggiato come testimonial per una marca di jeans. Per questo fatto l’opinione pubblica avrebbe dovuto insorgere contro il magistrato che lo ha condannato a una pena troppo lieve e contro l’imprenditore, almeno boicottando le vendite dei suoi prodotti.
Altro episodio: il romeno che a Roma a investito con la sua macchina a folle velocità gente alla fermata di un mezzo pubblico ferendone diversi e rischiando una carneficina. Era al volante di una BMW ubriaco e drogato. Lo strano è che viveva poco distante in un fatiscente campo nomadi. Dove prende i soldi per drogarsi e possedere una BMW?
Mancanza di controlli costanti, accettazione praticamente senza condizioni dell’immigrato come dovere morale assoluto di un Paese ricco nei confronti dei più poveri, immigrati senza lavoro che vivono in condizioni sub-umane indegne di un Paese civile, portano la parte peggiore o più debole degli immigrati a delinquere e ad essere reclutati come manovalanza a buon mercato dalla criminalità organizzata. E’ inutile stupirsi e indignarsi. Quanti italiani ruberebbero se si trovassero senza lavoro e senza mezzi senza poter dare da mangiare ai propri figli? Si dovrebbero prevedere questi fenomeni prima e prendere a monte quei provvedimenti atti ad evitarli.
3.4) PROSTITUZIONE
Oggi la prostituzione sulle strade è quasi completamente passata in mano agli immigrati, sia per quanto riguarda le prostitute che i protettori.
Si dice che la prostituzione è il più antico mestiere del mondo, esiste, è esistito, esisterà fino alla fine dell’uomo. Non sono un moralista alla Don Benzi, considero la donna che volontariamente si prostituisce come una persona che fa male solo a se stessa, svilendo la propria dignità, ma senza commettere un reato. E cosi non criminalizzo chi usufruisce del sesso a pagamento. Personalmente sarei favorevole a una regolamentazione del fenomeno abolendo la legge Merlin anche per evitare l’attuale degrado nei luoghi pubblici.
Ma c’è una cosa che mi indigna profondamente e che non trova una sufficiente attenzione nei media e nell’opinione pubblica, ed è lo sfruttamento della prostituzione compiuto da ricche bande di delinquenti. Questi individui, in parte extracomunitari, specie albanesi e cinesi, e in parte affiliati alle varie mafie italiane che hanno fiutato gli enormi guadagni in questo settore, schiavizzano ragazze, soprattutto dell’Est europeo, a volte anche minorenni.
Le inducono a venire in Italia con il miraggio di un lavoro sicuro e una volta arrivate nel nostro Paese vengono violentate, brutalmente picchiate, con minacce di morte a loro e ai loro parenti rimasti a casa se intendono ribellarsi o scappare dai loro aguzzini.
Ogni tanto i carabinieri, molte volte su segnalazione di qualche cliente impietosito dalla storia della sua occasionale compagna, catturano una banda e la mettono in galera, liberando le schiave. Non si sa che punizioni vengono comminate a questi delinquenti con il nostro sistema lassista, probabilmente vengono espulsi per poi tornare da noi clandestinamente a rimettere in piedi la loro lucrosa attività. Questi criminali schiavizzano povere ragazze e qualche volta le ammazzano anche, rimanendo quasi sempre impuniti. Vedi casi recenti di cronaca nera.
Quanto detto non avviene in una lontana repubblica caucasica e dell’Africa sub-sahariana. Avviene qui in Italia, nella nostra città, nella nostra via, sotto casa nostra.
Ognuno di noi rincasando la sera ha visto queste ragazze sui marciapiedi delle nostre città, molte di loro appartengono alle schiave che nessuno libera dalla loro orribile condizione.
Eppure un sistema per stroncare questo fenomeno ci sarebbe con una stretta collaborazione tra le forze di Polizia e la Guardia di Finanza. La Finanza che grazie ai potenti mezzi di indagine bancari, informatici, ecc. sa quanti soldi ognuno di noi ha in questo momento nel portafoglio, potrebbe sicuramente verificare i conti e il tenore di vita degli sfruttatori che senza fare apparentemente nulla dal mattino alla sera sono proprietari di beni mobili e immobili rilevanti. Ma Polizia e Finanza devono seguire le direttive della nostra dirigenza politica che non si interessa di queste piccole cose. Così nella civile Italia, patria del diritto e del cristianesimo, assistiamo impotenti alla tratta e allo sfruttamento degli schiavi del ventesimo secolo.
Oggi la tendenza prevalente delle belle menti che governano è quella di multare prostitute e clienti pensando così di risolvere il problema radicalmente. E’ evidente che i mercanti del sesso non possono rinunciare alle loro galline dalle uova d’oro e sposteranno il loro parco di prostitute dalle strade alle abitazioni private. In questo modo sarà ancora più difficile il controllo della prostituzione da parte della polizia, sarà impossibile combattere lo schiavismo delle prostitute bambine e si sposterà il degrado dalle strade ai caseggiati e ai quartieri, con danni economici e alla quiete degli sfortunati condomini.
4) ASPETTI ECONOMICI
L’immigrazione comporta aspetti positivi e negativi per la nostra economia, al di là della regolarizzazione degli immigrati. Abbiamo visto come il lavoro in nero rappresenti una perdita economica per lo Stato in termini di minore gettito fiscale e contributivo oltre a drogare il sistema economico ponendo le aziende che lo praticano in condizioni di concorrenza sleale nel confronto con le imprese “virtuose”.
Immaginiamo comunque che tutti gli immigrati abbiano un lavoro regolare e paghino regolarmente le tasse e i contributi. A queste condizioni la loro presenza sarebbe positiva o negativa per la nostra economia? Un’acuta osservazione sul Quaderno dell’Immigrazione rileva che una parte dei guadagni degli immigrati in Italia, tolte tasse, contributi e spese per il proprio mantenimento, torna ai Paesi di origine a favore dei familiari ancora ivi residenti.
Negli anni della ripresa economica italiana, rileva inoltre la nota, le rimesse dei nostri emigrati costituirono una parte cospicua per il risanamento del nostro bilancio. Dobbiamo ora pensare a un fenomeno inverso: una parte di quanto costituisce il nostro bilancio è solo virtuale perché ingenti somme di denaro non rimangono in Italia ma sono dirottate all’estero.
Per l’anno 2007 le rimesse degli immigrati in Italia verso i propri paesi d’origine sono state stimate in 4,4 MILIARDI DI EURO. Questo dato proviene dalla Banca d’Italia e dall’Ufficio Italiano dei Cambi e quindi non tiene conto dei trasferimenti e delle transazioni non ufficiali fatte da intermediari o da familiari degli immigrati che porta almeno a raddoppiare la cifra sopra riportata.
Secondo stime prudenziali del FMI le rimesse degli immigrati non trasferite con i canali ufficiali valgono quelle ufficiali portando così la cifra sopra considerata al doppio, mentre altre fonti ipotizzano valori maggiori da 3 a 5 volte.

Un’altra considerazione da fare riguarda il maggiore tasso di natalità degli immigrati rispetto agli italiani. Ne deriva un’incidenza maggiore dei costi dello Stato per gli immigrati in termine di spese sociali. scuole, sanità, ecc.
Rimarrebbe quindi come unico fattore positivo la copertura di posti di lavoro che altrimenti risulterebbero vacanti. La differenza fra i benefici del maggiore introito fiscale e contributivo dato dagli immigrati e i lati negativi sopra citati dovrebbero essere attentamente analizzati dagli economisti per quantificare in modo corretto un bilancio economico dell’immigrazione in Italia.
Uno studio approfondito di questo tipo dovrebbe essere obbligatorio da parte del governo e realizzato al più presto, per valutare in modo corretto i propri conti economici e per conoscere il break-even point della crescita immigratoria al di sopra del quale non si assicura uno sviluppo sostenibile alle nuove generazioni di italiani.
5) INTEGRAZIONE FORZATA
L’integrazione della comunità straniera nella nazione che la accoglie a mio parere non dovrebbe essere solo auspicata ma imposta.
Pur con il doveroso rispetto da parte nostra della cultura, religione e legami con la terra di origine degli immigrati, gli stranieri che vivono e lavorano in Italia dovrebbero integrarsi maggiormente rispettando a loro volta e assimilando non solo le leggi, ma anche la cultura, le tradizioni e i costumi del popolo italiano. Solo in questo modo non si creano ghetti e isole etniche avulse dalla popolazione che li accoglie.
Quanto detto non è facile con taluni immigrati e soprattutto con le prime generazioni che sono arrivate in Italia. Dovrebbe essere molto più semplice con i figli degli immigrati che sono nati qui e frequentano le nostre scuole. Sono ormai mezzo milione i figli di immigrati che studiano nelle scuole italiane: il 5,7% nelle materne, il 6,8% alle elementari, il 6,5% alle secondarie di 1° grado e il 3,6% in quelle di 2° grado, per un totale del 5,6% di tutti gli studenti in Italia (fonte: Ministero della Pubblica Istruzione – anno 2007)
Il permesso di soggiorno dovrebbe essere concesso solo agli immigrati che conoscono sufficientemente la nostra lingua, le nostre leggi e i nostri costumi. Dovrebbe quindi essere rilasciato dopo corsi specifici con un esame finale che verifichi il loro livello di apprendimento. Abbiamo un enorme corpo insegnante nella nostra scuola da cui selezionare un buon numero di docenti, ovviamente pagati per questo lavoro supplementare. Abbiamo strutture scolastiche sotto-utilizzate dato il decremento demografico o comunque utilizzabili nelle ore pomeridiane e serali.
E’ probabile che in questo modo gli immigrati si sentano più vicini alla comunità umana che li accoglie. I giovani che studiano nelle nostre scuole parlano perfettamente l’italiano, acquisiscono facilmente le abitudini dei loro coetanei italiani e pensano come loro dimenticando abitudini e a volte persino la lingua del Paese d’origine dei loro genitori, come spesso accadeva con i figli dei nostri emigrati. Solo con la condivisione di usi e costumi della patria di adozione da parte degli immigrati si può pensare di creare una nuova generazione di italiani acquisiti ma legati ai nostri interessi. Se falliamo in questa azione ci ritroveremo a fare i conti con maggiori problemi etnici per giovani sradicati come i francesi di origine maghrebina, teppisti delle banlieu, o i cittadini inglesi di origine asiatica cresciuti nelle scuole britanniche ma simpatizzanti dei terroristi di Al Qaeda.

Questi argomenti d’ordine generale non sono parimenti applicabili a tutte le etnie. La comunità musulmana è indubbiamente più refrattaria a un’integrazione. Tuttavia anche in questo caso stiamo facendo errori madornali che peggiorano la situazione confondendo spesso costumi con religione, attribuendole alla religione islamica abitudini barbariche, forse per l’ignoranza diffusa degli italiani sull’Islam.
Per fare un esempio la massima autorità religiosa egiziana il Gran Mufti Ali Ganaa del Cairo si è pronunciato ufficialmente contro il taglio della clitoride alle bambine che è proibita in maniera assoluta dall’Islam (ANSA del 4 luglio 2007). Se tanti ancora la praticano in Egitto e in diverse nazioni islamiche lo fanno per un costume ancestrale e barbarico che non ha nulla a che vedere con la religione .
Se con la proposta espressa pocanzi si imponesse prima di dare un permesso di soggiorno di fare un esame chiedendo ufficialmente all’immigrato di rispettare le nostre leggi e i nostri costumi (cosa che in molte altre nazioni fanno) l’immigrato capirebbe che per vivere nel nostro Paese si deve adeguare a quanto gli viene richiesto. Se non vuole adeguarsi è libero di scegliersi un altro Paese di suo gradimento.
Invece da noi non si fanno i presepi a Natale nelle scuole per non offendere le religioni altrui, si toglie dalle mense scolastiche l’economica ma energetica bistecca di maiale per non offendere i mussulmani e gli ebrei e via di questo passo. Tra poco nasconderemo le chiese con enormi impalcature e teloni per non offendere qualcuno.
Tutte le volte che mi sono trovato in una nazione islamica mi sono adeguato alle loro usanze. Non mi infastidivo per il prolungato cantilenare dei muezzin, non sorridevo alle loro ripetute e rituali preghiere, non bevevo alcolici nei Paesi dove era proibito, non avevo crisi nel vedere dappertutto i simboli islamici della mezzaluna fertile.
Non vedo perché loro non possono adeguarsi ai costumi della nazione che li ospita e gli consente di rifarsi una vita. Molti di loro ci sono riusciti, possono farlo anche gli altri. Il giorno in cui per i loro bambini alla mensa scolastica c’è la bistecca di maiale i più integralisti possono, a loro spese per quel giorno,fornirli di cibo alternativo senza pretendere che tutti gli altri si adeguino ai loro costumi.
D’altra parte con uno Stato che cede a ogni pretesa degli extracomunitari, con una scuola che non insegna costumi e tradizioni patrie nemmeno agli studenti italiani è veramente difficile che gli stranieri si integrino.
Un altro aspetto fortemente negativo è dato dalla presenza dei Rom.
In italiano si dovrebbero chiamare “zingari” ma poiché questa parola ha ormai una connotazione spregiativa vengono da tutti chiamati “rom” perché è più elegante, non suona razzista, anche se la maggior parte della gente pensa, sbagliando, che rom voglia dire romeno, mentre nella loro lingua significa semplicemente “uomo”.
Gli zingari sono un popolo tuttora nomade di probabile origine dell’India del Nord, presente in molti Paesi d’Europa e dell’Asia. Ci sono diverse stirpi gitane anche con evidenti differenze etniche e di costumi come per esempio quelle della Francia meridionale o della Spagna.
Da noi c’è una presenza massiccia di circa 150.000 unità, per lo più con passaporto romeno o dei paesi dell’Est. In Romania li detestano cordialmente e sono molto contenti che un buon numero sia venuto in Italia.
Da noi, non essendo stanziali, difficilmente cercano un lavoro fisso. Campano di espedienti, elemosine, furti e furtarelli. Pur non godendo di proventi regolari continuativi, possiedono spesso importanti roulotte e macchine costose.
E’ più che evidente che gli abitanti di un quartiere che vedono una carovana di zingari accamparsi nelle vicinanze entrino in agitazione temendo, a ragion veduta, che le loro case siano svaligiate,per non parlare del degrado anche in termini di igiene che si verifica nelle aree che occupano.
Non si capisce come in Italia gli zingari siano tollerati da decenni. Da sindaci, con in testa “Uolter” Veltroni , a parroci terzomondisti, tutti da noi fanno a gara per procurargli spazi, prefabbricati, allacciamenti idrici e elettrici e classi differenziate per i bambini.
Gli zingari sono zingari, non gliene frega niente di integrarsi, di mandare i figli a scuola e di fare un lavoro vero. Se in una carovana composta da 200 persone di cui 100 sono bambini, 3 di questi vanno a scuola e 2 adulti hanno un lavoro regolare vale la pena di tenere in piedi il campo?
Sono sufficienti pochi elementi positivi per parlare di “integrazione” di quella comunità rom?
Si carica il Comune di costi aggiuntivi totalmente inutili, si esaspera la popolazione limitrofa.
L’azione delle nostre belle menti ecumeniche pro-rom mi fa venire in mente quella dei boys-scout che per fare la loro buona azione quotidiana prendono di peso la vecchietta e la portano sul marciapiede di fronte senza che questa ne abbia la minima intenzione.
Se alcuni di noi, cittadini italiani che paghiamo le tasse, portiamo una roulotte su un prato dopo nemmeno mezz’ora arrivano i vigili che ci ingiungono di sgomberare immediatamente affibiandoci una multa salata per occupazione abusiva del suolo pubblico.
Se queste comunità non dimostrano che la maggior parte dei loro componenti hanno una fonte di reddito regolare e documentata dovrebbero essere espulse dal nostro Paese come indesiderabili, accettandone solo le persone che svolgono un lavoro regolare, mandano a scuola i loro bambini e dimostrano una chiara intenzione di integrarsi nella nostra Società.

6) CONCLUSIONI
Dalle valutazioni fin qui fatte si evince che l’immigrazione può essere una risorsa ma comporta diversi problemi. La carenza di una chiara e non demagogica politica immigratoria, non perseguita in Italia dai diversi governi che si sono succeduti negli ultimi decenni, non ha consentito finora di gestire correttamente i vari problemi.
Non possiamo aprire le porte a tutti i diseredati del mondo perché in tale modo depaupereremmo irreversibilmente tutte le nostre risorse e l’Italia diventerebbe un Paese invivibile anche per gli italiani oltre che per gli stranieri.
Al tempo stesso non si può tollerare che in un Paese di antica cultura come il nostro vivano immigrati in condizioni sub-umane, stipati con la prole in sordide e malsane baracche che i servizi televisivi mostrano a noi e a tutto il mondo praticamente ogni giorno ledendo gravemente l’immagine dell’Italia.
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E’ prevedibile che le immigrazioni più massicce nei prossimi anni si verificheranno dall’Africa come dimostrano le avanguardie di disperati che sfidano quasi ogni giorno la morte nell’attraversamento del canale di Sicilia su fatiscenti imbarcazioni
Questa convinzione mi deriva anche da una recente esperienza che ho fatto nell’Africa equatoriale, in Guinea. Per una settimana ho visitato diverse province dell’interno e nella successiva sono stato ospitato nell’orfanotrofio di Sobanet fondato da Riccardo, un industriale bresciano che a un certo punto della sua vita ha ceduto tutto ed è andato in Africa per alleviare le sofferenze di quelle popolazioni.. Questo viaggio, soprattutto vedendo la corruzione di una classe dirigente avida e spietata e l’indigenza della stragrande maggioranza della popolazione, mi ha portato a fare alcune riflessioni sugli errori commessi anche dai Paesi occidentali e sull’impatto che questi errori potrebbero avere nell’immediato futuro sull’immigrazione dal terzo mondo verso i Paesi più ricchi, compreso il nostro.
Nel corso del mio viaggio in Guinea ho avuto occasione di parlare con diverse persone: operatori italiani e stranieri con lunga esperienza di lavoro in Africa, preti cattolici e imam mussulmani, politici locali, funzionari europei e guineani della cooperazione internazionale. A Dabola durante il mio viaggio all’interno del Paese ho visto dottori di Medici Senza Frontiere che si recavano verso il Mali per una campagna di vaccinazioni contro il colera appena manifestatosi in quella zona.
Il quadro che mi sono fatto parlando con tutte queste persone è drammatico e avvilente.
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Parliamo innanzitutto degli aiuti dei Paesi ricchi verso quelli poveri. Vi è una miriade di Associazioni Umanitarie che apparentemente svolgono, o meglio dovrebbero e potrebbero svolgere, un importante ruolo nell’aiuto ai Paesi emergenti.
Purtroppo data l’estesa corruzione in gran parte dei Paesi del Terzo Mondo, ben pochi rivoli del grande fiume degli aiuti giunge a destinazione. Derrate alimentari e materiale di ogni genere proveniente da Stati, Enti o dalla generosità di tanti benefattori privati vengono incamerati dalle Autorità locali e poi rivenduti al prezzo di mercato realizzando enormi guadagni.
Quindi poche persone ultra ricche che si possono permettere tutto accentrando nelle loro mani enormi risorse economiche con le quali si assicurano la benevolenza di altri poteri forti come le caste militari, consolidando e perpetuando così il proprio potere personale.
Le persone povere, cioè la stragrande maggioranza della popolazione, rimangono tali al limite della sopravvivenza arrangiandosi come possono.
Si può quindi capire che avvengano scandali come quelli denunciati recentemente dai giornali della prostituzione e abusi sessuali su bambine anche di otto anni perpetrati in campi profughi da chi dovrebbe rappresentare il “volto buono” dei Paesi civili e cioè militari dell’ONU e operatori della cooperazione internazionale.
Vi è poi uno scandalo che è tutto “bianco”. Effettivamente le grandi Associazioni umanitarie internazionali vanno incontro nella loro azione a spese consistenti: viaggi intercontinentali, apertura e gestione di uffici distaccati locali, spese di locomozione e stipendi per i propri funzionari, promozione pubblicitaria ecc.
E’ comprensibile che quindi una parte delle donazioni vadano a coprire queste spese. Ma non è accettabile,come mi è stato confermato da più parti, che un grande e ben conosciuto Ente umanitario internazionale che opera ormai da decenni utilizzi il 95% delle copiose donazione che riceve ogni anno da ogni parte del mondo per coprire il proprio bilancio!
In parole povere, di ogni 100 Euro che doniamo a questo Ente forse solo 5 vanno a destinazione, dico forse perché il 5% il più delle volte si disperde in altri regali, diciamo in modo più corretto:tangenti, per le Autorità del luogo.
Altri scandali sono legati alla cancellazione dei debiti che gli Stati poveri hanno contratto con quelli ricchi, compreso l’Italia, cancellazione in molti casi accordata in cambio dell’utilizzo progressivo del denaro così risparmiato per progetti di pubblica utilità che mai si realizzano o si fanno con il contagocce.
Nelle varie capitali africane ci sono uffici di rappresentanza degli Stati creditori che dovrebbero promuovere e controllare questi progetti. I relativi funzionari, profumatamente retribuiti da tutti noi, cosa fanno? Chi controlla il loro operato?
Progetti che non vengono realizzati, fatture fasulle o gonfiate, stipendi elevatissimi dei funzionari e sperperi di ogni genere fanno pensare che molte Associazioni ed Enti di cooperazione svolgano attività filantropica più verso i propri dipendenti e dirigenti che verso i bisognosi.
Quanta gente generosa in tutto il mondo e stata così truffata finora? Il mio convincimento è quello di dare soldi e aiuti solo a quelle missioni, religiose o laiche, che operano in campo e di cui si può controllare l’effettivo impiego degli aiuti ricevuti.
Aiutare l’Africa e gli africani non è solo un dovere morale verso esseri umani che hanno avuto la sfortuna di nascere in una terra ricca di risorse ma degradata dall’uomo. E’ anche un nostro preciso interesse e non ci dobbiamo nascondere dietro la miope valutazione “ che sono tanto distanti da noi”
I Paesi africani sono oggi più arretrati che dall’inizio della decolonizzazione. Le poche infrastrutture lasciate dalle vecchie Potenze coloniali si sono in gran parte dissolte. I telefonini e gli altri “status symbol” della globalizzazione non risolvono la situazione di fondo ma ingenerando attrattive di beni non primari contribuiscono a rafforzare la corruzione.
Permangono solo le grandi multinazionali che sfruttano le abbondanti risorse naturali i cui introiti e le royalties destinate ai governi locali non vanno certo ad accrescere il tenore di vita delle popolazioni e che hanno interesse al mantenimento della attuale corrotta classe dirigente africana.
Alle potenze coloniali di un tempo, oltre che le multinazionali, si sono sostituite nazioni in forte sviluppo delle loro economiche che necessitano di quantitativi ingenti di materie prime come la CINA e che stanno depredando l’intero continente, con danni incalcolabili all’ambiente.
Un aspetto sintomatico dell’aggressività speculativa dei cinesi si vede con la loro politica di supporto al governo sudanese nella questione del Darfur. Infatti nel sottosuolo del Darfur si nasconde un mare di petrolio!
Dovremmo infine anche parlare del dissennato depauperamento delle risorse ittiche da parte dei Paesi europei, con in testa l’Italia. Per fare fronte alla richiesta di prodotti ittici non più reperibili nei nostri mari, L’unione Europea ha stipulato un accordo con 21 nazioni dell’Africa equatoriale per la pesca nei loro mari, pagando una salata licenza.
Il risultato è il seguente: grandi pescherecci oceanici europei stanno razziando i mari dell’Africa equatoriale, i soldi delle licenze se li intascano i governi locali, le popolazioni rivierasche che vivono essenzialmente di pesca non hanno visto un soldo ma nel contempo vedono rarefarsi ogni giorno i pesci che rimangono impigliati nelle loro reti.
Anche se nascere e vivere nella precarietà porta alla assuefazione, il continuo confronto tra chi non ha nulla ed i pochi che hanno tutto genera prima o poi fermenti di rivolta, cosa che si sta già manifestando in molti Paesi africani.
Le ragioni negative non sono sempre le migliori, ammonisce Alain de Benoist.
Non è detto che le rivoluzioni che nei prossimi decenni in Africa spazzeranno via regimi corrotti andranno nella giusta direzione. Potrebbero nascere regimi sanguinari, fondamentalismi di ogni genere o politici ancora più corrotti. In questo scenario ogni prospettiva, anche la più catastrofica, si può verificare in un continente malgovernato e sempre più spogliato delle sue risorse, che sembra un vulcano in procinto di esplodere.
Potremmo avere masse, ancora più numerose di quelle attuali, spinte verso l’Europa per fame, malattie o persecuzioni politiche, religiose o etniche. Masse di gente disperata, malnutrita, ammalata.
Cosa può fare l’Europa per salvare l’Africa e probabilmente se stessa?
Può fin d’ora ridurre drasticamente la corruzione delle Autorità locali imponendo e controllando l’attuazione dei piani di sviluppo garantiti dai nostri soldi, rifiutando tangenti ai politici corrotti con la minaccia di chiudere i rubinetti dei finanziamenti. Si migliorerebbe così il tenore di vita delle popolazioni, si garantirebbe una migliore istruzione e assistenza sanitaria e si farebbe crescere gradualmente una nuova generazione più preparata e meno succube dei corrotti politici locali.
Una azione di questo genere dovrebbe evidentemente essere concertata tra tutte le nazioni europee e implicare una più attenta e presente politica dell’Europa verso l’Africa

Se non si provvede in tempo con una azione unitaria di tutti gli Stati europei imponendosi anche alle altre Potenze globali quali USA, Cina e Giappone si perpetua questa situazione senza sbocco, pericolosa anche per noi, diventando complici di un genocidio di immani proporzioni.
Una mia ultima considerazione personale. Conoscendo un poco più da vicino gli africani, vivendo, parlando, mangiando, giocando con loro mi sono convinto che la cosa migliore è aiutarli a crescere nel loro ambiente come fanno Riccardo e i missionari. Il modo di vivere, la mentalità, i tempi, i rapporti sociali sono molto diversi da noi occidentali. L’inserimento nella nostra Società per la maggior parte di essi rappresenta uno sradicamento traumatico dai loro valori tradizionali.
Gli africani devono essere aiutati a svilupparsi nei loro Paesi seguendo i loro metodi tradizionali senza imporre i nostri sofisticati standard occidentali. Possiedono ricchezze naturali e agricole che potrebbero soddisfare sicuramente i loro bisogni primari senza costringerli a cercare la via della emigrazione per sopravvivere.
Umberto Massimino
20-11-2008