Il mondo politico è di difficile comprensione perché come Giano bifronte mostra due volti spesso in contraddizione tra loro: quello amichevole, molto di facciata che vediamo ogni tanto soprattutto sotto elezioni, fatto di sorrisi, di strette di mano di «non ti preoccupare ci penso io», di cene luculliane, di voler stupire con “effetti speciali” per indurre i più a capire chi avrà il bastone del potere in mano, per convincere della propria onnipotenza, per sedurre le masse.
Poi, fortunatamente, c’è altro, una Politica fatta di gesti concreti, la Politica dell’esserci sempre e comunque, al sevizio del cittadino anche per ascoltarlo, per trovare soluzioni al disagio quotidiano. C’è una Politica che s’impegnerà a cercar di «far mangiare» i nostri concittadini soprattutto dopo la campagna elettorale, quando sarà difficile recuperare i «ci penso io» quando, dopo aver bussato alle porte, sarà complicato farsele aprire. C’è una Politica fatta con il cuore, con le viscere, piena di coinvolgimento umano. C’è una Politica che si rivolge alle persone sfiduciate e che dicono, spesso, «sono tutti uguali, non voto più», per questo mi appello ai cittadini che condividono quanto detto ed aggiungo: aiutateci a riaccendere la Fiamma della Speranza!
Questo articolo sulla buona politica non contiene certezze: è niente più che un riflettere, non a voce alta come si è soliti dire, ma in forma scritta.
La buona politica è quella che si fonda sull’esigenza di relazionarsi con gli altri, di pensarsi non all’insegna di un “io individualista” e di poter, così, contribuire a dar vita a istituzioni vitali e capaci di raccogliere le istanze della società.. Ma sempre più ci si sente soli in questa battaglia: solo superando l’indifferenza, coinvolgendo i giovani, stimolando la partecipazione si può recuperare il senso dei valori e la ricerca disinteressata del “bene comune” .
A ideologie scartate si è voluto negare il riferimento a valori ideali. Il pragmatismo, la concretezza sono divenuti i soli criteri per selezionare le classi dirigenti e validare l’efficacia delle proposte. Il pragmatismo da solo non conduce da nessuna parte. Non rappresenta certo la cattiva politica ma apre pertugi dai quali essa può entrare. La concretezza è necessaria in politica, ma è obbligatorio avere la consapevolezza di quali coerenze esistano tra il pragmatismo dell’azione e gli ideali ai quali ci si riferisce.
La politica, quella buona, deve tenere stretta la relazione tra il dire e il fare: i valori che si assumono, i progetti che si costruiscono, le attuazioni che di essi si riesce a realizzare.
Gli ideali, ciò che fonda una cultura politica e la rinnova, non nascono né crescono e si diffondono come i funghi. Richiedono confronto, messa a punto rigorosa, impegno per costruirvi consenso e partecipazione attiva. L’assenza di questi riferimenti forti produce nel nostro tempo esiti clamorosi. Viviamo una crisi profonda, che scuote non un ciclo economico ma gli assetti di una specifica e datata organizzazione capitalistica-liberale del mercato, quella della finanziarizzazione dell’economia; quella che vede il mercato espandersi e tentare di conquistare l’intera società; quella infine che produce dissesto ecologico e rischi di distruzione del nostro pianeta. È’ davanti ai nostri occhi un altro fallimento gigantesco, quello del neoliberismo selvaggio, del rifiuto di ogni regola, con il quale i governi mondiali, tanto di centrodestra quanto di centrosinistra, hanno preteso di governare la globalizzazione. Di fronte a questo fallimento politico e culturale sta però l’assenza di un progetto alternativo, ma che io vedo ne La Destra.
La buona politica avrebbe bisogno di concentrare intelligenza, passione, energia attorno a questioni di un tale rilievo, invece deve applicarsi negli scontri domestici, ed essere prigioniera della autoreferenzialità degli schieramenti, dove la dichiarazione estemporanea di un esponente di partito, di sindacato, di associazione imprenditoriale in cerca di visibilità conta più dei problemi di vita delle persone, del loro diritto alla formazione, al lavoro, alla casa, alla salute, a istituzioni efficaci.
Avverte la necessità di ridefinire i valori ideali, per restituire speranza, fiducia nel futuro senza di cui ogni impresa per migliorare il mondo diviene un vano sogno ed invece non trova neppure le sedi nelle quali questo approfondimento, che definisce identità forti e sicure, possa avere luogo.
È’ evidente che la politica non è testimonianza: per attuare i propri ideali, i propri progetti in democrazia occorre vincere le elezioni e governare. Ma per vincere non si può perdere se stessi, darsi ad operazioni di tipo clientelare, assumere una gestione del potere disinvolta, non come servizio ai cittadini e strumento per obiettivi validi, ma come risposta ai propri interessi particolari.
Nessun fine giustifica più i mezzi che si utilizzano. Fine e mezzi devono autonomamente avere un loro fondamento etico. In caso contrario si è venuti meno ad un dovere di coerenza.
La buona politica soffre la solitudine perché si regge su di una democrazia che esige la partecipazione, soltanto nel momento decisivo del voto. Colpa in primo luogo di leggi elettorali che ci consentono di scegliere un partito, votando la sua lista, ma non i nostri rappresentanti nelle istituzioni. La buona politica è destinata a morire di solitudine?
Non è così e guai anche soltanto a pensarlo. È vero che a volte chi si impegna nella politica può sentirsi isolato, più che per le idee sostenute, per la visione prevalente che c’è verso la politica stessa e i partiti. Giudizi sommari, luoghi comuni, accuse generiche e indistinte ottengono come solo risultato quello di allargare ancora i fossati, di tenere lontani i giovani. Per rompere una solitudine occorre suscitare un impegno serio, nei cittadini e con particolare urgenza nei giovani.
Non si tratta di seguire come modello la volgare critica alle istituzioni della democrazia portata avanti da un Grillo, ma fare piuttosto riferimento ad un grande protagonista della buona politica come Giorgio Almirante.
Io vedo ne La Destra e in Gioventù Italiana una comunità ideale per accogliere i giovani, coinvolgerli, formare una nuova classe dirigente lontana dall’attuale politica (non basta rottamare la classe dirigente come dice Renzi, il sindaco PD di Firenze, se non si cambia la mentalità) e ripartire proprio nell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia per dare una svolta verso destra e far rinascere una nuova Italia !
Segretario Provinciale Gioventù Italiana-La Destra Cuneo