mercoledì 14 ottobre 2009

Bisogna tornare alla funzione sociale del credito

Il rapporto artificioso tra moneta e produzione ha creato negli ultimi anni uno squilibrio tutto rivolto a tutelare gli interessi dei grandi gruppi bancari; siamo stati portati a piegare supinamente la testa all’interesse della moneta rispetto al primario interesse del popolo. Oggi la banca agisce con lo stesso metodo che usano gli usurai; ti ammalia con promesse, ti costruisce intorno una ragnatela, ti fagocita lentamente, tanto lentamente che nemmeno ce ne accorgiamo: un mutuo - che sostanzialmente vuole dire una dipendenza ventennale - un prestito personale che viene rilasciato con tassi di usura, spese sempre maggiori per lasciare in mano loro i nostri soldi, l’assurdo è compiuto, non percepiamo più l’interesse, ma paghiamo le spese. Le banche private sono ormai padrone di tutto: gruppi assicurativi, industrie, immobili di ogni genere “sequestrati” a chi non poteva più pagare.
La media impresa si rivolge agli usurai, perché? La risposta è semplice: perché paghi interessi leggermente superiori alla banca, ma puoi trattare, non vieni impietosamente registrato sui “registri dei debitori” (che ti alienano qualsiasi possibilità di futuri crediti), non vieni continuamente vessato da direttori inflessibili con la povera gente e prostrati al grande capitale. In più le banche italiane, secondo il rapporto Ue sulla protezione dei consumatori, sono le più care d’Europa.
In un momento di crisi come l’attuale, il Governo, ben conoscendo questa deprimente realtà, dovrebbe attivarsi con assoluta priorità per mettere fine a questo sistema deprecabile. Occorre dare una risposta politica a tutto questo, per tornare alla funzione sociale del credito come stabiliva la precedente legge bancaria del 1936. Bisogna tutelare il risparmio, riordinare e riformare il sistema del credito agevolando le famiglie e la piccola e media impresa.
Antonio Zucco

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